Franco Prevato
GIORNALE NAUTICO PARTE PRIMA



Presentazione

Qualche anno fa, mentre stavo lavorando nel mio ufficio, presso la Direzione Generale dell’Adriatica di Navigazione S.p.A. di Venezia, venni interpellato per lo sgombero di uno stanzino che avrebbe dovuto funzionare da archivio ma che in realtà serviva ad ammucchiare ciarpame di ogni genere.

Al momento non diedi particolare importanza alla cosa ed anzi, con il passare dei mesi quasi me ne dimenticai, fino a che, un bel giorno, eravamo quasi a Natale del 1994, mi fu comunicato che gli addetti stavano procedendo al disbrigo, anche perché lo stanzino doveva essere lasciato libero per l’archivio di un altro ufficio.

Un po’ controvoglia decisi di andare a dar un’occhiata per assicurarmi che effettivamente non ci fosse nulla di importante.

Scesi al piano di sotto e vidi che i lavori stavano già procedendo tra vecchie carte e molta polvere quando, tra alcune vecchie buste porta documenti, notai una decina di faldoni chiusi da una fettuccina nera, ormai sbiaditi dal tempo.

Sul dorso c’erano scritti i nomi di alcune vecchie navi delle quali avevo solo sentito parlare.

La cosa mi incuriosì parecchio così decisi di far portare nel mio ufficio tutto quel materiale destinato al macero.

Non me ne sono mai pentito perché, diversamente, non avrei potuto scrivere "GIORNALE NAUTICO PARTE PRIMA".

Perché Giornale Nautico Parte Prima? Perché era che il diario di bordo, scritto di pugno dal comandante della nave e questo, in particolar modo, altro non è che la raccolta di tutti quegli scritti e di quelle testimonianze sui fatti accaduti, durante il periodo bellico, alle navi ed agli equipaggi della Società Adriatica.

"Giornale Nautico" non vuole riscrivere la storia ma la vuole leggere per come è stata scritta e testimoniata da quegli uomini, quasi sempre dimenticati, che l'hanno fatta e vissuta.

Non vi si trovano citazioni o bibliografia, se si escludono alcuni riferimenti, perché esso stesso è ricerca e le vicende contenute, purtroppo, non si possono trovare nelle librerie.

E’ comunque la storia di 64 navi di proprietà o gestite dall’Adriatica, delle quali solo poche riuscirono ad essere salvate, e di migliaia di persone d’equipaggio delle quali, invece, non è dato sapere quante riuscirono a tornare a casa.

Qualche volta "Giornale Nautico" può sembrare un po’ ripetitivo, d’altro canto il lavoro svolto non è stato improntato sulla fantasia ma sulla realtà e non sempre è stato facile reperire l’ulteriore materiale aggiunto a quello trovato la prima volta, soprattutto per completare le varie schede didascaliche.

Inizialmente era stato composto con le navi in ordine alfabetico per rendere più facile una eventuale consultazione ma, trattandosi di un "diario" ho finito per disporlo in forma cronologica.

Quel diario sul quale, giorno dopo giorno, come fanno i comandanti delle navi, sono stati annotati fatti, eventi ed i nomi di tanti padri di amici e colleghi, lasciati orfani in tenera età, ma anche qualche facezia e qualche considerazione.

Il diario che, all’inizio vede navi belle ed affascinanti con equipaggi in perfetta uniforme e passeggeri e merci, di ogni sorta, trasportati ai quattro angoli del Mediterraneo e che invece, alla fine, lascia una società di navigazione quasi fantasma.

Non so se "Giornale Nautico" potrà servire a qualcuno; l’augurio che mi sono fatto fin dall’inizio è stato, comunque, quello che possa servire a non far mai più scrivere "diari" di questo tipo e che possa smentire il mio defunto professore di storia Francesco Pinelli il quale sosteneva:

«Cari Voi, la storia ha sempre insegnato una sola cosa: non ha mai insegnato nulla!»

Ringraziamenti

Voglio ringraziare i colleghi, Antonio Cacucci, Franco Luis, Carlo Perissinotti, Gianfranco Bruni, Livio Famà, Carlo Erba, Gianfranco Damonte, per la loro disponibilità e supporto morale; Paolo De Gregorio per il materiale fotografico; gli amici Ottavio Patalano e Loredana Criveller per altro materiale fornito; Stefano Calore per l'impostazione grafica e per la pubblicazione di questo sito.

Non ultimo ringrazio l’ex Amministratore Claudio Boniciolli per aver consentito l’avvio di questo lavoro.

I miei ringraziamenti non vanno invece a chi ha volutamente tentato di ostacolarmi.

Alcune considerazioni storiche

A seguito delle crisi economiche ed industriali del 1926 e del 1929, non solo i piccoli armatori ma, anche medie e grandi compagnie di navigazione si vennero a trovare improvvisamente senza più mercato.

Quasi tutti i governi, dei paesi più industrializzati, intervennero a favore delle attività industriali e dei servizi strategici, come veniva ritenuto quello armatoriale.

Ciò nonostante, le piccole e medie compagnie non riuscirono a garantirsi la sopravvivenza e furono costrette a fermare e a disarmare le navi, con la conseguente grave perdita di profitti.

In altri termini, rimaneva loro solo il capitale, costituito dalle navi stesse e che nessuno voleva proprio a causa della mancanza di mercato.

Per sanare quella pesantissima situazione che, si stava purtroppo, protraendo nel tempo, dopo una serie di fusioni e di accorpamenti fu decretato la costituzione di un gruppo armatoriale che avesse finalità pubbliche, relativamente alla partecipazione statale del capitale, condotto all’insegna del diritto privato rispetto alla ragione sociale.

Il 1° gennaio 1937 nacque così la finanziaria FINMARE, capofila delle Società: ITALIA, LLOYD TRIESTINO, TIRRENIA ed ADRIATICA ANONIMA DI NAVIGAZIONE.

La propaganda, dell’allora regime, riuscì a far apparire quella manovra come il salvagente per decine di migliaia di famiglie di lavoratori legati al mondo marittimo le quali, grazie all’intervento dello Stato sarebbero riuscite a ritrovare, finalmente, una qualche serenità economica.

Pur tuttavia, se ci si impone un’onesta chiave di lettura dei documenti, la stessa fa intuire presagi diversi e sicuramente nascosti ai protagonisti della storia.

Obbiettivi e mire non furono molti ma furono molto importanti per la conservazione del potere.

Al di là di aver potuto garantire posti di lavoro, pare evidente che, il Governo e la Monarchia abbiano voluto soddisfare almeno due obbiettivi e due mire

Il primo obbiettivo fu senz’altro quello di remunerare il capitale attraverso l’acquisto delle navi appartenenti ai privati, soddisfacendo così la borghesia impegnata in quel settore e se, molti acquisti furono fatti con signore navi, così non si può dire per altre, pagate comunque per buone.

Il secondo fu prettamente ideologico: ovvero quello di poter rendere lo Stato completamente "AUTARCHICO".

Così come, ideologica fu la prima mira. In effetti, a cosa sarebbe servito tutto questo se non a dimostrare, anche, di possedere una "grande flotta" mercantile, prontamente convertibile in flotta militare, dato che tutte le nuove, ma anche le vecchie costruzioni prevedevano la possibilità di essere dotate dal punto di vista bellico?

La seconda mira fu invece di più facile interpretazione e praticità: dopo la costituzione della flotta chi poteva garantirne un funzionamento continuo ed efficace, se non equipaggi pratici ed affidabili? Ed ecco che allora i posti di lavoro divennero vincolati e vincolanti, proprio perché garantivano un salario più appetibile e continuativo.

 

L’Adriatica fu costituita dalla fusione di cinque compagnie armatoriali private, già sovvenzionate con i contributi statali: "PUGLIA, SAN MARCO, SAIM, COSTIERA e NAUTICA".

Con la costituzione delle quattro Società di Preminente Interesse Nazionale (P.I.N.) furono anche assegnate le aree di influenza commerciale, in modo tale da evitare, almeno fra di loro, ogni sorta di concorrenza.

Per questo motivo, all’ITALIA furono assegnate le rotte per il nord e sud America, sia per la parte Atlantica che quella Pacifica.

Al LLOYD TRIESTINO furono commissionati i servizi per l’Africa occidentale e sud meridionale, nonchè per l’Asia e l’Australia.

La TIRRENIA assunse i collegamenti con l'Africa del nord, le isole maggiori dell'Italia, il nord Europa ed il bacino occidentale del Mediterraneo.

L’ADRIATICA dovette garantire gli itinerari per il Medioriente, fino all’Egitto, per il Mar Nero e Per il Mar Rosso, con partenze sia dai porti dell’alto Tirreno che da tutti quelli adriatici.

 

Franco prevato