Franco Prevato

 
MOTONAVE "RODI"
MOTONAVE "RODI"

Anno di Costruzione = 1928

Nominativo Internazionale = ICEU

Società di provenienza = Puglia

Compartimento = Bari

Matricola = 43

Unità Gemelle = Città di Bari, Egeo, Egitto


Lunghezza tra le perpendicolari = 96 m

Larghezza fuori ossatura = 13.60 m

Altezza dalla linea di costruzione = 7.30 m

Macchine = 1 motore B & W da 1.950 hp

Eliche = 1

Consumo = 9.3 tonnellate al giorno

Velocità massima = 12 nodi

Tonnellate stazza lorda = 3.220

Tonnellate stazza netta = 1.883

Portata lorda = 2.450

Stive = 5 X 4.153 mc

Numero massimo passeggeri in cabina = 89


Impiegata sulla linea n° = 54 Adriatico - Pireo - Istanbul

Dopo il 1937, anche la motonave RODI, come del resto tutte le altre navi ricoprì linee diverse, secondo le varie esigenze.

Dal 7 febbraio al 31 maggio 1939, la nave fu posta in disarmo presso i cantieri navali di Monfalcone.

Dal 2 giugno 1939 al 1° marzo 1940 eseguì una serie di viaggi straordinari, intervallati da soste armate, per il servizio nei vari porti dell'Adriatico.

Il 2 marzo entrò in linea n° 50 (Trieste - Venezia - Alessandria d'Egitto)

Il giorno 11 giugno fu catturata dalle Forze anglo - americane e scortata a Malta., come relazionò il commissario di bordo DE VESCOVI.

« Siracusa, 14 giugno 1940-Il giorno 1 giugno 1940 anno XVIII, partimmo da Trieste, al comando del Cap. Eugenio VERGA, per il viaggio n° 10 linea 50. Toccammo regolarmente tutti gli scali previsti : Venezia, Fiume, Brindisi, Pireo, Rodi per arrivare ad Alessandria il giorno 6.

Quel giorno, dopo aver sbarcato i passeggeri diretti in Egitto, arrivò l'ordine di partenza immediata da parte del R. Console e di proseguire direttamente per HAIFA al fine di sbarcare 157 ebrei polacchi, provenienti da Trieste.

A causa della chiusura degli sbarramenti all'ingresso del porto però, la partenza fu rimandata al giorno seguente; fu così possibile lo sbarco delle merci dirette a quel porto e l'ulteriore imbarco di 75 passeggeri diretti in Italia.

Partimmo da Alessandria il 7 alle ore 12.00 con destinazione Haifa ma, in navigazione quando si era all'altezza del faro di Rosetta, arrivarono nuove disposizioni dal Consolato di Alessandria, con ordine di dirigere su RODI.

Il giorno 8 arrivammo e ripartimmo da Rodi, dopo aver imbarcato 73 passeggeri.

Come da ulteriori nuovi ordini il Comandante diresse per Brindisi, via Capo MATAPAN.

Verso mezzogiorno del 9, tra Capo MALEA e C° Matapan fummo fermati dal controllo inglese e sotto una numerosissima scorta di navi militari fummo dirottati a Malta, dove si giunse nella rada del porto di LA VALLETTA il 10 alle ore 17.30. A bordo c'erano 305 passeggeri.

Dopo un breve controllo fu disposto il nostro trasferimento nella baia di MARSA SCIROCCO, dove si trascorse la notte.

Alla sera, gli altoparlanti di bordo trasmisero il discorso del DUCE, provocando un'intensa manifestazione di giubilo da parte dei connazionali e, suscitò ammirazione da parte degli stranieri imbarcati.

Alle 04.30 furono visti levare in volo tre idrovolanti tipo IMPERIAL AIR WAY, dipinti di grigio.

Alle 06.00 si salpò diretti a La Valletta, mentre sulla costa, di poppa alla nostra nave si udirono violenti scoppi e si videro levarsi tre o quattro colonne di fumo.

Arrivati in porto ci si ormeggiò vicino alla CALITEA presso il molo di Forte Ricasoli.

Iniziò subito il controllo di sanità, dogana e polizia. Nel pomeriggio ci fu un secondo controllo con rigorosi interrogatori agli uomini in età di servizio militare.

Furono immediatamente sbarcati ed avviati al campo di concentramento, 9 passeggeri militari tra i quali il Potestà di COO, Pirro SANTUCCI.

Alle ore 10.00 del giorno 11, ci fu un violentissimo bombardamento aereo che colpì il Forte Ricasoli, le antenne radio, una caserma ed una parte dell'ospedale.

Cessato il bombardamento, il Comandante fece le sue rimostranze, ad un ufficiale maltese salito a bordo, a tutela dei passeggeri e soprattutto per le donne ed i bambini imbarcati.

Poco dopo infatti, donne e bambini furono trasbordati sulla CALITEA, per essere trasportati in Italia.

Fin dall'arrivo comunque, furono prese tutte le precauzioni per la difesa antiaerea, compreso il trasferimento dei passeggeri nei ponti inferiori e la predisposizione di manichette antincendio su tutti i ponti.

Durante la giornata fu eseguito il cambio di ormeggio, dal Forte ci si trasferì vicino all'ospedale.

In serata furono sbarcate ed avviate al campo di concentramento 13 persone dell'equipaggio, tutti Ufficiali o Sottufficiali di Coperta e Macchina, compreso il Comandante.

Il giorno successivo, 13 giugno, continuò con lo sbarco del personale e dei passeggeri dei quali : 12 ebrei tedeschi furono avviati al campo di concentramento e 136 italiani furono trasbordati sulla Calitea, assieme ad altri 66 dell'equipaggio.

I rimanenti 145 passeggeri ebrei polacchi, già diretti a Haifa rimasero a bordo della RODI che, nel frattempo fu presa in consegna dalle Autorità britanniche, con tutto quello che a bordo vi era, compresa la cassa nave ed il carico.»

A tre anni di distanza anche il Comandante VERGA rilasciò una sua testimonianza.

«Arrivammo ad Alessandria il 6 maggio 1940, dove la nostra agenzia aveva provveduto a sollecitare, come di consueto, le operazioni di sbarco, con l'intenzione di farci partire nella stessa giornata. Purtroppo al momento di lasciare il MEX (rada interna al porto), il nostro passaggio fu impedito dalle manovre di unità militari britanniche.

Pertanto, dopo esserci nuovamente ancorati, attendemmo il giorno successivo per partire, perché dal tramonto ogni arrivo e partenza erano da tempo stati vietati.

Considerata la situazione, fu contattata l'agenzia per predisporre lo sbarco delle merci e l'eventuale imbarco di passeggeri.

In mattinata mi recai dal R. Console Sig. GIURATI per prendere istruzioni.

Egli stesso mi ordinò di interrompere il viaggio, di omettere l'approdo di Haifa e di dirigere direttamente su Rodi, considerata l'imminenza delle ostilità con la Gran Bretagna.

Onde evitare le sicure proteste dei passeggeri, mi consigliò di fare rotta verso la Palestina durante il giorno e di variarla per Rodi, non appena si fosse fatto buio. Al termine del colloquio, mi fu affidato un sacco di posta speciale diretta al Ministero degli Esteri con disposizioni di distruggerla, nel caso di cattura da parte nemica.

Dopo la partenza da Alessandria il viaggio proseguì regolare sino all'arrivo a Rodi che avvenne nel pomeriggio del giorno 8 giugno 1940.

Non appena arrivata, la nave, fu messa in libera pratica e subito iniziarono le operazioni commerciali.

Con la Sanità marittima , arrivarono a bordo anche le Autorità marittime, alle quali feci presente le disposizioni ricevute e, dello stato di cose, soprattutto relative ai passeggeri ebrei diretti a Haifa, i quali stavano energicamente protestando per non essere stati condotti a destinazione.

Pur avendo recepito la questione, il GOVERNO AUTONOMO di RODI ordinò di partire immediatamente dopo aver ultimato le operazioni commerciali e l'imbarco dei passeggeri.

Tentai di oppormi agli ordini impartiti ma purtroppo questi furono perentori e l'unica cosa che potei farmi assicurare, fu l'aumento dei mezzi di salvataggio, visto che si prevedeva l'imbarco di un ulteriore congruo numero di persone.

Partimmo da Rodi poco prima dell'imbrunire e seguimmo le rotte prestabilite.

La navigazione proseguì tranquilla ed alle ore 11.00 di domenica 9 giugno 1940 doppiammo Capo Matapan.

Proprio a quell'ora il Radiotelegrafista, Sig. ZANI Napoleone, mi consegnò un telegramma cifrato della nostra Società che tradotto con il Codice Mentirai recitava : "RIMANETE A RODI".

Il Marconista Napoleone ZANI asserì di aver sempre fatto ascolto sulle frequenze dovute e che fino ad allora, mai il nostro nominativo internazionale era comparso nelle liste di ascolto.

In considerazione del tragitto già percorso decisi, assieme ai miei Ufficiali, di proseguire e di inviare un telegramma di risposta, in cifrato, per segnalare l'arrivo della nave a Brindisi, nella sera del 10 maggio.

Nel mentre si stava predisponendo la cifratura del telegramma in partenza, fummo fermati da un incrociatore inglese. Una volta fermi arrivò con una lancia con un drappello di soldati armati, i quali giunti a bordo, iniziarono una minuziosa perquisizione, al fine di accertare che non vi fossero infrazioni al blocco marittimo.

Stavamo per essere rilasciati quando, la protesta dei numerosi passeggeri polacchi, che volevano essere portati a destinazione convinti invece che si volesse riportarli in Italia, attirò l'attenzione di alcuni Ufficiali britannici.

A nulla valsero le nostre asserzioni e le nostre spiegazioni. Ci fu ordinato di far rotta verso Malta per un ulteriore controllo.

La stazione radio fu immediatamente presidiata, così come furono piantonati tutti i punti nevralgici della nave.

Un Ufficiale, con scorta armata, si insediò sul ponte di comando per il controllo della navigazione.

Ciò nonostante, durante la notte riuscii a variare le rotte, tentando di avvicinarci alla Sicilia, per fare in modo di essere scorti da qualche nostra unità militare o da qualche ricognitore aereo.

Fu tutto inutile, d'altro canto, la lettera di partenza da parte del Governo Autonomo di Rodi, nulla faceva presagire circa l'imminenza dell'entrata in conflitto da parte italiana, per cui non si poteva certo pensare ad un sabotaggio alla nave o alla neutralizzazione dei soldati inglesi di scorta.

A Malta arrivammo alle ore 16.00 del 10 giugno 1940. La dichiarazione di guerra ci colse nella rada del porto nemico e, nel medesimo istante la nave fu invasa da soldati armati. Subito dopo anche un grosso sommergibile nemico emerse, in prossimità del nostro fianco.

La mia cabina fu la prima ad essere presidiata da una sentinella. Pensai subito al sacco di posta consegnatomi a Rodi e a come potessi distruggerlo.

Attraverso una seconda porta, dopo averne dimezzato il contenuto ,per consentirne il trasporto a causa del passaggio troppo stretto, riuscii a passarlo al 1° Ufficiale Giuseppe GAY, il quale con l'aiuto del marinaio di guardia, riuscì a trasportare il tutto in locale macchine e a farlo bruciare nella caldaia addetta al riscaldamento dell'acqua lavanda.

Nel sacco c'erano anche 1.300 gr di oro che non potendo essere distrutti, furono occultati in una cassa di olio per lubrificazione.

A quel punto pensai di sabotare la nave, fui trattenuto, nel dare l'ordine perché, a bordo, c'erano parecchie donne con bambini.

Intanto erano iniziati i bombardamenti dei nostri aerei e dovemmo così approntare le difese per i passeggeri».

Fedi di Guerra: metallo bianco, in sostituzione di quelle d'oro

«Il 13 giugno, tutti i passeggeri italiani e diversi connazionali dell'equipaggio, compreso il commissario di bordo DE VESCOVI, furono trasbordati sulla nave sociale CALITEA, anch'essa ormeggiata in quel porto ed ormeggiata vicino a noi.

Mentre il Calitea partiva per l'Italia, a bordo della Rodi rimaneva tutto lo Stato Maggiore ed i Sottufficiali di Coperta e Macchina.

In effetti rimanemmo a bordo ancora per poco, perché lo stesso giorno fummo tradotti nella prigione di Forte Corradino, dove si rimase per 28 giorni.

La vita di prigione non era diversa da quella dei detenuti comuni, a noi era concesso in più, la facoltà di rimanere all'aperto quanto si voleva, durante il giorno a meno che non ci fossero incursioni, durante le quali, invece, venivamo rinchiusi in cella.

Durante i 28 giorni di prigione contai 90 attacchi aerei, seppi anche che due piloti italiani, abbattuti dalla contraerea, furono rinchiusi nella stessa prigione ma, non si ebbe mai modo di incontrarli, né di conoscere i loro nomi.»

Foto di repertorio

«Dopo circa un mese di prigionia, fummo caricati su camion, portati al porto ed imbarcati su di un minuscolo piroscafo maltese, il KNIGHT OF MALTA.

Il piroscafo partì in convoglio con altre navi, tra le quali riconobbi la RODI.

Durante la traversata, ci rendemmo conto di essere diretti ad Alessandria d'Egitto.

Il viaggio non fu certo agevole. Fummo più volte attaccati dal cielo e dal mare e fummo costretti, tutti, ai lavori più umili, compreso il trasporto a spalla dai carbonili alla sala caldaie.

Ad Alessandria arrivammo nel pomeriggio di sabato 12 giugno, almeno credo. Ad Alessandria rimanemmo fino al lunedì, poi fummo caricati su dei furgoni e trasportati a MUSTAFA', da dove proseguimmo per destinazione ignota.

Solamente quando passammo il Canale di Suez, nei pressi di Alcantara, capimmo di essere diretti alla Palestina.

Dopo aver viaggiato tutta la notte arrivammo a San Giovanni d'Acri e dopo una breve sosta i furgoni, dove ci trovavamo, ripartirono scortati da autoblinda, alla volta di un campo prigionieri, in riva al mare, non più lontano di 20 chilometri dal confine siriano.

Le peripezie non finirono li. Infatti dopo pochi giorni fummo divisi ed il sottoscritto assieme ad altri fu trasferito a Betlemme.

Il 23 dicembre 1940 ,da Betlemme fummo condotti a Gerusalemme, nel convento della Flagellazione dove rimanemmo sino al 1° maggio 1941

Poi iniziò un nuovo calvario. Da Gerusalemme Fummo trasferiti a BATIAN e poi ancora al campo militare di LATRUM (P.O.W. 321).

Qui, la vita fu veramente grama. Dovemmo assoggettarci tutti ai lavori più umili e dormire su tavolacci, a malapena ricoperti da pagliericci fatti di sterpi, tormentati dai dolorosissimi morsi degli scorpioni .

Dopo essere stato più volte ricoverato nell'infermeria del campo, il 23 aprile 1943 mi fu concesso di rimpatriare.

Il viaggio di ritorno mi portò prima al CAIRO, Poi ad Alessandria d'Egitto, dove imbarcai sulla nave ospedale THEER diretta a SMYRNE, da li trasbordato sulla nave ospedale GRADISCA e trasportato a Bari, dove arrivai il 15 maggio 1943.

Rimasi contumace, nell'ospedale policlinico per 11 giorni e poi fui avviato in convalescenza per due mesi.»

Nave ospedale GRADISCA

La motonave RODI, allo scoppio della Seconda Guerra Mondiale, fu dichiarata preda di guerra da parte inglese e, ribattezzata EMPIRE PATROL ed in seguito, il destino volle che fosse affondata nelle acque di Alessandria d'Egitto, a seguito di un'azione bellica da parte italiana.

giornale nautico parte prima © ® by prevato
WebMaster