Franco Prevato

 
PIROSCAFO "ALBANO"
PIROSCAFO "ALBANO"

Anno di Costruzione = 1918

Nominativo Internazionale = IBLA

Società di provenienza = San Marco

Compartimento = Venezia.

Matricola = 305

Unità Gemelle = Bolsena, Iseo

Lunghezza tra le perpendicolari = 86.86 m.

Larghezza fuori ossatura =12.72 m.

Altezza dalla linea di costruzione = 6.46 m

Macchine = 1 alternativa a vapore da 1.600 hp

Eliche = 1 Consumo = 21 tonn. al giorno

Velocità massima = 10 nodi

Tonnellate stazza lorda = 2.364

Tonnellate stazza betta = 1.317

Portata lorda =2.990

Stive = 4 X 3.449 Mc

Numero massimo passeggeri in cabina = 4


Impiegata sulla linea n° = 60: Adriatico- Istanbul- Mar Nero

Dal giugno del 1939 , il piroscafo ALBANO effettuò alcuni viaggi straordinari per conto del Ministero delle Comunicazioni (probabilmente verso le isole del mar Egeo).

Il 20 dicembre 1939, proveniente da Istanbul e diretto ai porti dell'Adriatico, l'Albano incorse in un controllo da parte della marina britannica e condotto a Malta.

La nave fu quasi subito rilasciata e dopo aver scaricato le merci varie nei porti di destinazione, il 15 febbraio 1940, fu posta in parziale disarmo nel porto di Trieste.

Il 22 novembre 1940, il piroscafo fu requisito dal Governo.


Il 2 gennaio 1941 partì da VALLONA per DURAZZO in un convoglio disposto in linea di fila :


- Regia Torpediniera ARETUSA

- P/fo ALBANO

- P/fo CATERINA


Il mare era grosso ed il vento teso da ostro - libeccio.

A 10 miglia da DURAZZO urtò contro una mina.

Alla commissione d'inchiesta, successivamente riunitasi per il fatto accaduto, il Primo Ufficiale Capitano Eugenio WENGERSIN raccontò:

«Erano le 15.49 ora locale, mentre mi trovavo appoggiato al tavolo da carteggio nel pilotaggio, intento a misurare la distanza che si doveva percorrere, quando udii uno schianto forte e sordo, rovinio di cristalli e tavole.

Vidi una colonna d'acqua nerastra che, più tardi mi fece comprendere dove fosse avvenuto lo scoppio, in altre parole a circa metà nave sul fianco sinistro e più precisamente sotto il carbonile.

Fui proiettato con violenza contro il soffitto del pilotaggio e caddi riverso sul carabottino.

Riavutomi poco dopo, non trovai più nessuno sul ponte e notai che questo era completamente distrutto.

Capii subito la gravità della situazione e liberatomi dalle vesti che ritenevo ingombranti, indossai un salvagente e corsi verso la lancia di salvataggio di dritta.

La trovai il Comandante che stava impartendo gli ordini per l'abbandono immediato della nave. Fu ammainata la lancia di sinistra che però si sganciò dai paranchi e si capovolse.

Nel frattempo riuscimmo ad ammainare la scialuppa di dritta , nel timore però che la stessa fosse sbattuta contro la murata della nave, invitai il Comandante a filarsi dal salva vita e ordinai quindi di tagliare la barbetta.

Sono sicuro che il Comandante aveva avuto la certezza di essere tra gli ultimi rimasti a bordo dell'ALBANO e solo allora si calò dal paranco ma, il poveruomo perse le forze e cadde in mare tra la nave e la lancia di salvataggio, sbattendo fortemente la testa sul fianco sinistro di quest'ultima.

Nella scialuppa eravamo riusciti a salire in 19 e dopo esserci scostati dall'ALBANO, riuscimmo a recuperare il corpo del Comandante, ormai deceduto.

Ci mettemmo alla ricerca di altri superstiti ma senza risultato. Più tardi osservai che la nave era stata spezzata in due, da una parte la prua che lentamente si stava inabissando, dall'altra il cassero centrale con la poppa e l'elica che ancora stava girando.

Ormai calava la notte e distanti dal punto del disastro feci accendere due razzi luminosi per segnalare la nostra posizione alla torpediniera, la quale probabilmente ci stava cercando.

Dopo qualche tempo l'ARETUSA si avvicinò e fummo tirati in salvo. La lancia con il corpo del Comandante fu presa a rimorchio ma come venni a sapere più tardi, il cavo del rimorchio si ruppe e la lancia andò alla deriva.

All'arrivo a DURAZZO fummo ricoverati all'ospedale militare nel distaccamento del Comando Marina. La mattina successiva notai dei marinai che stavano tirando a riva un'imbarcazione e subito riconobbi la nostra lancia. Dentro vi era la salma del Comandante.

L'equipaggio dell'ALBANO era composto da 35 persone più 5 militari di scorta. Nel disastro perirono o furono dichiarate disperse cinque persone e quattro rimasero ferite.»

Torpediniere alla fonda

Deceduti nel tragico evento:


- Comandante DI SENECA Edoardo cl. 1877

- Primo Macc. VELICOGNA Giuseppe cl. 1889

- Marconista DELERNIA Francesco cl. 1893

- Marinaio MOZINA Ferdinando cl. 1910

- Meccanico SULCIC Antonio cl. 1882


giornale nautico parte prima © ® by prevato
WebMaster