Franco Prevato

 
MOTONAVE "CALITEA"
MOTONAVE "CALITEA"

Anno di Costruzione = 1933

Nominativo Internazionale = IBPI

Società di provenienza = Costiera

Compartimento = Trieste

Matricola = 342

Unità Gemelle =

Lunghezza tra le perpendicolari = 100 m

Larghezza fuori ossatura = 15 m

Altezza dalla linea di costruzione = 9.60 m

Macchine = 2 Motori FIAT da 4.800 hp asse

Eliche = 2

Consumo = 22 tonnellate al giorno

Velocità massima = 16.5 nodi

Tonnellate stazza lorda = 4.013

Tonnellate stazza netta = 2.086

Portata lorda = 2.162 tonn.

Stive = 4 X 2.671

Numero massimo passeggeri in cabina = 152


Impiegata sulla linea n° = 50 Adriatico, Pireo, Egeo - Egitto

Dopo la sospensione della linea, dall'ottobre 1939 la CALITEA iniziò ad effettuare viaggi speciali per conto del Governo.

Il 9 giugno del 1940, proveniente da HAIFA fu dirottata su Malta per gli ormai usuali controlli e perquisizioni da parte delle forze alleate.

Il 25 giugno fu requisita dalla R: Marina mentre era in sosta a SIRACUSA.

Il 7dicembre 1941, alle ore 20.00, la CALITEA partì da Brindisi, al comando del cap. l. c. Gaspare LAURO.

« A Brindisi avevamo caricato 900 tonnellate di merce varia per ARGOSTOLI, NAVARRINO e BENGASI. I passeggeri imbarcati erano 283. Tutti militari di grado o soldati semplici di nazionalità italiana e germanica.

Al momento della partenza l'equipaggio era composto da 69 civili e 30 militari, addetti alle armi di bordo.

Alle ore 07.30 del giorno 8 occorse un'avaria al motore di dritta per la rottura dell'asta allo stantuffo pompa di lavaggio e si continuò la navigazione col solo motore di sinistra.

Alle ore 12.00 si arrivò ad Argostoli, dove con i mezzi di bordo fu riparata l'avaria e da dove si ripartì alle 04.00 del giorno 11 diretta a Bengasi.

In navigazione il vento era teso con mare agitato da NO, eravamo in rotta 191°, quando alle 12.40 il Cacciatorpediniere di scorta FRECCIA ci segnalò di deviare per Navarrino con rotta 72°

La navigazione stava procedendo benissimo e la velocità era di 15 nodi. Tutto il personale era stato messo in allerta e le guardie rinforzate. Il comandante militare era sul ponte.

Alle 16.25 ci fu lo scoppio del primo siluro che colpì la stiva numero 3 lato sinistro, dopo circa 5 secondi ci fu lo scoppio di un secondo siluro che colpì la zona macchine.

Immediatamente ci fu uno sbandamento spaventoso a sinistra e tutte le imbarcazioni, di quel lato, completamente distrutte dagli scoppi, mentre le imbarcazioni di dritta furono prese d'assalto da soldati tedeschi.

La CALITEA galleggiò ancora per circa 80 secondi e dato il fortissimo sbandamento non fu possibile ottemperare al regolamento di sicurezza.

Dopo l'affondamento della nave vennero a galla zattere, zatterini e molti relitti. Fu solo così che una parte dei naufraghi riuscì a salvarsi, mantenendosi aggrappata.

Il C.T. di scorta, dopo aver fatto un giro di ricognizione con lancio di bombe di profondità, iniziò le operazioni di soccorso che durarono circa tre ore, nel frattempo si era fatta notte ed il mare sempre agitato. Abbandonate le ricerche si diresse per Navarrino.

Giunti in quel porto si fece l'appello dei superstiti, risultarono scomparsi:

- Equipaggio civile 33

- Equipaggio militare 6

- Passeggeri 116

Per un totale di 155 persone.

Dal FRECCIA furono sbarcati tutti i militari, mentre noi civili ritornammo ad Argostoli ed il giorno 14 fummo trasbordati sul C.T. TURBINE che ci portò a PATRASSO dove, alloggiati in albergo gli Ufficiali ed al campo sosta militari, il resto dell'equipaggio, rimanemmo per 3 giorni.

Il 18 alle ore 20.00 fummo imbarcati sulla M/N CALINO e il 21 alle ore 11 arrivammo a Bari.

Il personale è stato fornito di biglietto ferroviario per le rispettive destinazioni ed una somma di denaro, prelevata dalla cassa capitano della nave sociale, quale acconto sullo stipendio.»

Tra le tante tragedie di quel periodo, non mancarono comunque quei tipici episodi, un po' tragici ed un po' grotteschi che alla fine riescono, ancor oggi, a far sorridere a mezze labbra.


Circa un mese prima del disastro della CALITEA, il 3° cuoco CONSOLI Domenico (dichiarato disperso dopo l'affondamento) scrisse alla "sorella" residente a Bari:

«Barletta, 10 novembre 1941 - Mia cara sorella Mariuccia ti scrivo queste due RICHE per darti notizie di me. Io spero di trovarti a te con tutta la FAMILIA, DEVE scusare se no O' potuto scriverti prima PERCHE no era possibile. Ti faccio sapere che noi il 15 partiamo per la GREGGIA e andremo a Rodi. Ti prego appena ricevi la presente dammi subito notizie della tua salute, come ci farai i saluti alla mia cara NORA e scriverai a l'indirizzo dell'ACENZIA di Barletta. Baci a tutti tuo fratello COSOLE Domenico.»

Ad oltre un mese dal disastro la Direzione dell'Adriatica ricevette una lunga lettera, da parte della così detta "sorella" del Consoli, probabilmente scritta da mano diversa e del seguente tenore:

« Spettabile Direzione - Io qui sottoscritta FERRO Maria, moglie del cuoco Consoli Domenico, attualmente imbarcato sulla nave Calitea, mi permetto di pregarvi perché con la vostra intercessione possiate farmi ottenere dal predetto mio marito l'assegno mensile e quegli assegni di competenza, nella mia qualità di moglie legale, in quanto lo stesso, da circa tre mesi si trova imbarcato e non mi ha mai mandato nessun soccorso, pur sapendo di trovarmi ammalata di nefrite da parecchio tempo.

A tale ostracismo si aggiunge anche l'offesa di scrivermi una cartolina postale che vi allego, col titolarmi SORELLA.

Ciò per dissimulare i suoi atti immorali con la donna di nome Anita, con la quale convive a Genova da parecchi anni e per la quale sono rimasta nell'eterno oblio. Frattanto gli assegni a me spettanti li fa corrispondere, sotto il mio nome, alla medesima.

Pertanto io sono tuttavia la moglie legale e nessuna sentenza di separazione esiste tra me e il mio predetto marito che da tempo tergiversa sottraendomi quanto mi necessita per gli impellenti bisogni di vita, specie nelle attuali contingenze per la mia salute.

Fiduciosa che vorrete prendere a cuore la mia implorazione, ho speranze che il vostro valido interessamento verrà a farmi ottenere, dalle sue competenze, quanto mi necessita per vivere.

Con tutta osservanza ringrazio.»

( n.d.a.) Si ritiene che all'epoca dei fatti, la notizia debba aver fatto un certo scalpore, perché con molta probabilità, la Sig.ra Ferro non avrebbe propriamente lavato, i cosidetti, panni in casa. Tant'è che ancor oggi, tra i marinai più anziani di Bari, qualcuno scherzosamente chiama sorella la propria moglie.

Ciò nonostante la realtà continuò ad essere un'altra e soprattutto ricordata diversamente, come dimostra la missiva postuma, inviata alla Direzione della Società, dal Tenente di Cavalleria CERIANI in forza al Deposito Cavalleggeri di Alessandria, per ringraziare ed esternare la propria ammirazione nei confronti del comandante LAURO.

« Ignoro se il suo merito, degno delle migliori tradizioni della nostra marineria, sia stato fino ad ora attestato da qualcuno, ma poiché credo di essere stato colui il quale, in quei momenti lo vide più da vicino, ritengo doveroso esprimergli la mia simpatia e legare la memoria del fatto concreto, perché la figura non abbia ad identificarsi soltanto col mito del comandante che con la sua nave diviene un tutt'uno.

E mi illudo d'altra parte che, se pur tardiva quest'attestazione gli pervenga gradita, quando egli pensi che gli stavo vicino mentre con la nave ingavonata di poppa e quasi sommersa, egli dal parapetto di dritta, sul ponte di comando dominava, ancora in quegli istanti, il tumulto del naufragio.

La voce calma gli conferiva solennità ed a me fu palese che egli non stesse pensando neanche per un momento a se stesso.

Afferrato alla sua nave come ad una creatura, scese nel gorgo con me ed assieme riemergemmo presso lo stesso zatterone, di dove con lo sguardo commosso indugiava sui relitti salutando quella CALITEA, per sempre, egli che sempre aveva confidato nella sua fama di sconfinata fortuna.

E' molto facile oggi incontrarci con gente che ha il segno degli eroi ma, io credo più saggio ricordare ciò che abbiamo visto da noi e, se abbiamo visto qualcuno compiere il proprio dovere fino in fondo, con la naturalezza delle cose più semplici, noi sentiamo il bisogno estremo di non dimenticare.

E' sempre molto difficile saper fare il proprio dovere fino all'ultimo. Sempre! Non lo è stato per il comandante del Calitea.»

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