Franco Prevato

 
MOTONAVE "CALDEA"
MOTONAVE "CALDEA"

Anno di Costruzione = 1928
Nominativo Internazionale = IBTI 
Società di provenienza = SAIM
Compartimento = Genova
Matricola = 2162
Unità Gemelle = Assiria, Cilicia

Lunghezza tra le perpendicolari = 88.63 m 
Larghezza fuori ossatura = 12.70 m
Altezza dalla linea di costruzione = 7.00 m 
Macchine = 1 motore B. 6 W. da 1.600 hp 
Eliche = 1
Consumo = 7.6 tonnellate al giorno 
Velocità massima = 11.5 nodi
Tonnellate stazza lorda = 2.703
Tonnellate stazza netta = 1.622
Portata lorda = 3.393 tonn.
Stive = 4 X 4.543 mc
Numero massimo passeggeri in cabina = 11

Impiegata sulla linea n° = 42 Venezia - Dalmazia - Albania

Nel 1939 fu impiegata nella linea 59 bis Dal Tirreno al Danubio. Il 26 agosto proveniente da HAIFA dove aveva effettuato un viaggio straordinario, fu fermata e dirottata su Malta dalle navi del Blocco alleato. Fino al 5 dicembre 1940 effettuò viaggi straordinari e soste con parziali disarmi a Trieste. Il 7/12/1940 fu requisita dalla R. Marina.

 

Il 10 luglio 1941 la M/N CALDEA partì da BRINDISI al comando del Cap. L.C. Guido BELLEN.

«Da TRIPOLI, 16 luglio - Vi comunico che in data 13 luglio 1941/XIX alle ore 09.30 la M/N CALDEA da me comandata è affondata in seguito a siluramento da parte di un sommergibile nemico.

Il giorno 10 corrente, ultimate le operazioni di caricazione, imbarcando un totale di 2.017 tonnellate di generi alimentari e munizioni, abbiamo lasciato BRINDISI alle ore 19.00, diretti a BENGASI.

Dopo circa 60 ore di regolare navigazione si arrivò al punto fissato dalle competenti Autorità, dove ci stavano attendendo due pescherecci, i quali ci ordinarono di seguirli nella rotta di sicurezza.

Avevamo percorso circa 7 miglia nella scia dei pescherecci pilota, quando alle ore 0910 e a 12 miglia dal porto, sul lato dritto della nave sono state avvistate le scie di tre siluri lanciati contro di noi da poppavia del traverso.

Ordinai di timone a sinistra alla banda. Con questa rapida manovra riuscimmo, anche se per pochi metri, a far filare di prora tutti e tre i siluri. Ma un quarto siluro lanciato più al centro ci colpì in pieno all'altezza del reparto macchine. La violenza dell'esplosione provocò la completa distruzione della lancia di salvataggio lato dritto nonché un forte sbandamento della nave che affondò rapidamente.

Fortunatamente quasi tutto il personale riuscì a mettersi in salvo perché avevamo iniziato i lavori di aprontamento per lo sbarco della merce ma soprattutto perché tutti eseguirono gli ordini con calma e disciplina. Fu ammainata la lancia di sinistra, l'unica rimasta intatta e due zatteroni che stavano sistemati sulle sartie dell'albero di mezzana. La nave affondò in sette minuti.

I motopescherecci accorsi subito in nostro aiuto raccolsero i naufraghi. Tra questi risultarono diversi feriti più o meno gravi e dall'appello effettuato risultarono scomparsi il Direttore di macchina Francesco ROBBA e il carbonaio RANZATO Eugenio. Furono ricoverati all'ospedale di Bengasi il cameriere MASNATA Stefano ferito grave con fratture alla tibia ed alla clavicola, il fuochista POLDRUGOVAZ Antonio con ferite alla testa ed alle vertebre e il piccolo di cucina CUMANO Cesare con ferite alle gambe.

Dell'equipaggio militare della R. Marina, composto da 17 persone ed i quattro passeggeri, anch'essi militari dell'aviazione in licenza, tutti si sono salvati.

Alla R. Capitaneria di Bengasi fu esteso il verbale di affondamento e fatta inchiesta scritta del sinistro con l'interrogatorio degli Ufficiali. Il vestiario più necessario fu fornito dal Comando militare alle persone che ne risultarono sprovviste. Il personale di bassa forza, agli ordini degli Allievi Ufficiali di coperta e macchina, come da disposizioni impartite dal Comando Marina, partì la sera stessa del sinistro con automezzi diretti a TRIPOLI; mentre il sottoscritto con gli altri Ufficiali ed il R. Commissario giungemmo a Tripoli con un volo militare, dove fummo alloggiati all'albergo MEHARI. Dietro nostro interessamento la locale Agenzia predisponeva intanto anche vitto ed alloggio per il personale in arrivo, nonché un importo in denaro quale acconto sulla paga. 

Il giorno 16, espletate tutte le formalità, fummo rimpatriati a CATANIA con un aereo dell'aviazione germanica, da dove proseguimmo in ferrovia per le varie residenze.»

Successivamente il cameriere MASNATA, al quale fu amputata una gamba morì. Gli eredi si rivolsero alla CASSA MARITTIMA per ottenere il riconoscimento previdenziale quale "PRESENTE ALLE BANDIERE", in altre parole per causa di guerra ma, nonostante avessero intentato causa all'ente assicurativo, non videro riconosciuti i propri diritti.

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