Franco Prevato

 
Motonave "ESPERIA"
Motonave "ESPERIA"

Anno di Costruzione = 1919

Nominativo Internazionale = IBUK

Società di provenienza = SAIM

Compartimento = Genova

Matricola = 1499

Unità Gemelle =

 

Lunghezza tra le perpendicolari = 153 m

Larghezza fuori ossatura = 18.80 m

Altezza dalla linea di costruzione = 12.89 m

Macchine = 2 turbine con 10 caldaie da 56 forni X 18.000 hp

Eliche = 2

Consumo = 172 tonnellate al giorno

Velocità massima = 20 nodi

Tonnellate stazza lorda = 11.398

Tonnellate stazza netta = 5.963

Portata lorda = 2.900 tonn.

Stive = 3 X 2.639 mc

Numero massimo passeggeri in cabina = 375

 

Impiegata sulla linea n° = 47 Genova - Napoli - Siracusa - Beirut - Haifa - Alessandria e vic.

La turbonave ESPERIA fu l'ammiraglia della flotta sociale. Era suddivisa in tre classi con arredi molto eleganti. Sicuramente una delle più grandi, nelle rotte mediterranee e per la sua velocità veniva definita l'ESPRESSO DELL'EGITTO.

 

Dal 30 agosto 1939 al 22 marzo 1941, subì una serie di requisizioni da parte dei vari Ministeri finchè, il 23 marzo alle 05.00 venne definitivamente requisita anche se non fu iscritta nel naviglio ausiliario.

 

Il 16 aprile 1941, mentre era in avvicinamento al porto di PALERMO, entrò in collisione con il cacciatorpediniere LIBECCIO, al quale troncò la poppa a circa 7 metri dal giardinetto poppiero. Nell'incidente riportò danni al gavone di prua ed alle strutture delle stive 1 e 2. Danni che furono immediatamente riparati.

 

Il 25 giugno 1941, mentre la nave era in viaggio da Napoli e diretta a Tripoli, il comandante Emanuele STAGNARO scriveva :

«Verso le ore 20.20 siamo stati attaccati da una formazione aerea nemica che, ostacolata dalla difesa antiaerea delle unità del convoglio, è stata costretta a ritirarsi. Un aereo nemico è stato abbattuto ed è precipitato in mare avvolto dalle fiamme.

Verso le ore 21.40 abbiamo subito un secondo attacco aereo, con lancio di bombe e siluri.

Un siluro è stato evitato, con una repentina manovra di accostata che l'ha visto sfilare di poppa, mentre siamo stati colpiti da raffiche di mitragliatrice e dallo spostamento d'aria causato dall'esplosione di una bomba dirompente, caduta nei pressi della lancia nr. 9, che ha mandato in frantumi tutti i vetri del lato dritto del ponte di comando ed ha scardinato finestroni porte e battenti della passeggiata inferiore.

Nell'attacco è deceduto il sergente universitario ROMANO Mario classe 1920 e feriti gravemente due sottufficiali germanici , imbarcati come passeggeri. Mentre si sono lamentati 17 feriti leggeri tra l'equipaggio.»

Nel frattempo la nave arrivò a Tripoli.

« Lunedì 30 giugno 1941. Verso le ore 09.15, dalla foschia che si addensava sul porto, sono improvvisamente sbucati quattro trimotori che volavano a bassissima quota, provenienti dalla direzione del Castello e diretti verso il nostro piroscafo.

Prima che si sia potuto individuarne la nazionalità e prima che si sia riusciti a dare l'allarme, gli aerei hanno sganciato una notevole quantità di bombe, delle quali quattro ci hanno colpito in pieno tra le due ciminiere e più precisamente sopra la sala musica. Le esplosioni hanno provocato la distruzione di tutto l'interno dove si è subito sviluppato un vasto incendio che però è stato presto circoscritto e spento, grazie all'opera di tutto il personale di bordo il quale, ha prontamente risposto con calma e disciplina.

Sala da pranzo di 1a classe

Purtroppo, dolorosamente si debbono piangere i morti :

 

Caporale puntatore MINA Giuseppe classe 1920,

Artigliere ANDROMARI Umberto classe 1918,

Cameriere BISSO Antonio classe 1890.

 

I feriti sono stati tutti inviati presso il locale ospedale per le cure mediche del caso.

In giornata, con l'ausilio di personale tecnico e di materiale a noi mancante, inviatoci dal Comando Marina, si è provveduto a ripristinare i servizi indispensabili all'efficienza della nave e garantire le condizioni di navigabilità per l'imminente partenza assieme alle altre unità del convoglio.

Martedì 1 luglio 1941. Si chiede al Direttore di macchina Sig. CALCINA Francesco, di aumentare la velocità per mantenere la formazione il quale informa dell'impossibilità di raggiungere le 154 rotazioni a causa del difettoso funzionamento della turbina di sinistra.

Il piroscafo, a causa del bombardamento subito ieri in porto a Tripoli, ha riportato gravissimi danni ed avarie che ancora non si sono potute valutare completamente, cosa che ci si riserva di fare con i periti della Commissione di noleggio, al servizio della quale la T/N ESPERIA è adibita.»

Dopo aver costatato e riparato i danni più ingenti, l'ESPERIA ripartì da Tripoli ed effettuò altri viaggi con in collegamento veloce tra l'Italia ed i porti del Nord-Africa.

« Dopo aver effettuato l'imbarco di truppe italiane e tedesche, la notte del 19 agosto/XIX , le unità del CONVOGLIO VELOCE, di cui faceva parte l'ESPERIA, lasciarono il porto di Napoli, scortate da cacciatorpediniere tipo VIVALDI. Si navigava in formazione con rotte a zig zag, come da istruzioni ricevute da Super Marina Roma.

L'equipaggio era composto da 158 persone civili, perché 4 furono lasciate in licenza per gravi motivi di famiglia e 46 militari addetti alle segnalazioni ed alle artiglierie di bordo. Prima della partenza avevamo imbarcato 978 uomini di truppa Ufficiali compresi. Pertanto a bordo cerano in totale 1.182 persone.

Il comando militare dell'Esperia era stato assegnato al capitano di vascello Emilio RAGGIO. Il comandante in capo delle unità in convoglio era il contrammiraglio Francesco CANZONIERI, imbarcato sul piroscafo MARCO POLO. Il comandante in capo delle unità di scorta era il contrammiraglio NOMIS di POLLONE, imbarcato sul cacciatorpediniere VIVALDI.

Dall'alba sino alle ore 21 alcuni nostri aerei da caccia e da ricognizione eseguirono la perlustrazione sulle rotte da percorrere; in prossimità di Marettimo si aggiunse alla scorta di protezione ancora una torpediniera.

In mattinata furono eseguite due esercitazioni pratiche per i casi di emergenza e vennero distribuiti a tutti, avvisi stampati in lingua italiana e tedesca, con le istruzioni in caso di pericolo.

La navigazione fu calma e tranquilla per tutto il quando verso le ore 18.00 un sommergibile nemico lanciò due siluri contro la MARCO POLO che però riuscì a schivare, anche perché lanciati da parecchio lontano.

All'alba del giorno 20 ricominciò la perlustrazione da parte della nostra aviazione, con un numero maggiore di aerei e si riprese a zig zagare.

Il tempo era bellissimo, brezza leggera dal 1° quadrante, mare quasi calmo, cielo sereno e visibilità ottima.

Alle 09.30 si aggiunsero alla scorta altre torpediniere e due M.A.S., inviati dal Comando di Tripoli.

Verso le 10.00 si avvistò il faro del porto e la torpediniera pilota si mise in testa al convoglio, contemporaneamente si cessò la navigazione a zig zag , per mettersi sulla rotta di sicurezza con formazione a due colonne e velocità 18 nodi.»

Bar di 2a classe
Sala musica o veranda di 1a classe.

« Alle 10.17 si era appena rilevato il faro di Tripoli per 316 gradi alla distanza di 12 miglia, quando fummo attaccati da un sommergibile nemico posto in agguato che lanciò tre siluri a pochissimi istanti l'uno dall'altro.

Il primo fu avvistato a circa 150 metri diretto a velocità fortissima contro la parte prodiera, lato sinistro dove ci colpì, nonostante avessimo già messo tutta la barra a dritta. Il secondo ci colpì in prossimità della paratia stagna, divisoria tra il locale caldaie e la sala turbine principali. Il terzo esplose nella zona poppiera, sotto il salone di seconda classe, squarciando lo scafo da parte a parte.

Le esplosioni misero subito fuori uso tutte le comunicazioni, compreso il sistema di avvisatore d'incendio ed il ponte di comando rimase così completamente isolato, senza la possibilità di trasmettere ordini alle truppe imbarcate.

La nave iniziò subito a sbandare sensibilmente. Con i telegrafi di macchina fu dato l'ordine di fermare, ordine che fu immediatamente eseguito dai due Ufficiali di guardia Sigg.ri Leonida ATHANASSOPULO e Leopoldo BARTOLI.

Benché le esercitazioni e le raccomandazioni, i militari imbarcati si fecero prendere dal panico. Sia il sottoscritto, sia il comandante militare ed il 1° Ufficiale Costantino DI BARTOLO tentammo di richiamare l'attenzione anche con i fischietti di manovra, gridando a tutti di mantenere la calma e di attendere che la nave esaurisse il proprio abbrivo, prima di gettarsi a mare o calare le scialuppe.

Fu tutto inutile. Ci fu chi si gettò sulle lance ancora prima che queste fossero ammainate caricandole di peso e sfasciandole o facendone rompere i paranchi, scaraventando tutti in mare. Chi già in mare si aggrappò in numero superiore facendole capovolgere. Fortunatamente tutti indossavano le cinture di salvataggio, così molti poterono salvarsi, rimanendo aggrappati ai rottami ed ai numerosi apparecchi galleggianti di cui l'Esperia era dotata.

Intanto anche quelli che si erano recati sul lato sinistro ed avendo trovato le lance distrutte da quella parte, si riversarono a dritta, aumentando il caos.

Quando alla fine la nave ebbe perso l'abbrivo e si fermò era talmente sbandata che fu necessario ordinare SI SALVI CHI PUO' e di abbandonare la nave, a quelli che ancora si trovavano a bordo.

Per ultimi, scendemmo il comandante militare ed io, calandoci da due penzoli salvavita e facemmo appena in tempo perché, appena gettati in mare, cominciò il rigurgito dell'affondamento e dopo pochi istanti, alle ore 10.30, l'ESPERIA scomparve inabissandosi.

L'equipaggio civile e militare tenne un comportamento encomiabile, si prodigò con calma e disciplina all'ammainata delle lance ed all'assistenza dei naufraghi.

Fummo tratti in salvo dalle torpediniere, da motovelieri e piropescherecci, accorsi sul luogo del disastro ed accolti con assistenza fraterna.

Contrariamente di quanto fecero i rappresentanti della locale agenzia, preoccupati solo del fatto che l'equipaggio dovesse trattenersi a Tripoli. Cosa che in realtà non accadde perché fummo ospitati a bordo della sociale MARCO POLO e con questa rimpatriati.

Da un primo sommario appello risultano scomparsi

 

6 persone dell'equipaggio civile,

13 militari tedeschi

27 militari italiani.

 

Undici persone dell'equipaggio sono state ricoverate in ospedale e dalle notizie ricevute, qualcuno potrebbe essere deceduto.»

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