Franco Prevato

 
Motonave "CILICIA"
Motonave "CILICIA"

Anno di Costruzione = 1928

Nominativo Internazionale = ICAN

Società di provenienza = SAIM

Compartimento = Genova

Matricola = 2165

Unità Gemelle = Assiria, Caldea

 

Lunghezza tra le perpendicolari = 89 m

Larghezza fuori ossatura = 12.70 m

Altezza dalla linea di costruzione = 7.00 m

Macchine = 1 motore 6W da 1.600 hp

Eliche = 1

Consumo = 7.6 tonnellate al giorno

Velocità massima = 11.5 nodi

Tonnellate stazza lorda = 3.393

Tonnellate stazza netta = 2.747

Portata lorda = 3.393

Stive = 4 X 4.543 mc

Numero massimo passeggeri in cabina = 11

 

Impiegata sulla linea n° = 58 Tirreno - Siria

Nel marzo del 1939, la linea coperta dalla M/N CILICIA, fino ad allora regolare, cominciò a subire delle variazioni con soste sempre più frequenti.

Da settembre a tutto ottobre del '40 iniziò ad effettuare viaggi straordinari per le isole dell'Egeo.

 

Il 1° novembre fu requisita dalla R. Marina e dotata di un pezzo d'artiglieria da 120 mm oltre a 2 mitragliere.

 

Il 14 dicembre 1940 la CILICIA, al comando del Cap. PIERELLINI, si trovava nel porto di TRIPOLI per lo sbarco di un carico di tritolo, capsule e miccia quando, a seguito di un'incursione aerea, fu colpita da una bomba incendiaria e dirompente.

« La nave era completamente morta di ogni forza motrice e due gravissimi incendi la stavano divorando. Solo il grande attaccamento dell'equipaggio che ha lottato con tutte le proprie forze, ha fatto si che non sopraggiungesse l'irreparabile. L'acqua per lo spegnimento degli incendi è stata pompata a mano con la pompa di coperta e portata con i buglioli.»

Dopo sommari lavori di riparazione la nave riuscì a prendere mare e la sera del 28 marzo 1941 arrivò a Trieste dove, l'equipaggio fu encomiato per il comportamento mantenuto durante l'imbarco.

 

Alle ore 02.00 del 27 agosto 1941, al comando del Cap. Placido FUMIA, la CILICIA lasciò il porto di Brindisi in convoglio con il P/fo ORIANI ed il cacciatorpediniere di scorta ANTARES.

 

L'equipaggio era costituito da 34 civili e 24 militari per un totale di 58 persone. Era partita dopo aver caricato 270 tonnellate di munizioni, 500 di benzina in fusti, 35 di automezzi e 1541 di viveri e vettovagliamento per un totale di 2.346 tonnellate.

 

Il 28 alle ore 03.00, la torpediniera di scorta lasciò la formazione dirigendo verso levante, come dalle istruzioni ricevute dal Comando Marina di Brindisi. Alle ore 13.45, il convoglio fu attaccato da 4 bombardieri inglesi, provenienti da ponente, i quali passarono sventagliando con raffiche di mitraglia il ponte di comando. La nave rispose al fuoco con le mitragliere di bordo. I bombardieri effettuarono un secondo passaggio e sganciarono 16 bombe che fortunatamente non riuscirono a colpire la nave.

 

Dalla CILICIA fu immediatamente lanciato via radio l'allarme convenzionale, che fu confermato sia da Catania sia da Bengasi.

 

A quel punto il comandante FUMIA, raccolto anche il parere degli altri ufficiali decise di dirigere su CALAMATA, con l'intento di sviare il nemico, dal quale erano stati localizzati ed identificati.

 

Con un marconigramma fu data a MARISTAT (Stato maggiore della Marina Militare), comunicazione della variazione.

 

Alle ore 18.42, la CILICIA fu colpita da due siluri mentre stava navigando con rotta 27° a circa 40 miglia da C° Gallo di Morea. Le esplosioni avvennero sul lato sinistro all'altezza delle stive 2 - 3 e l'affondamento si completò in circa un minuto.

 

Il 1° Ufficiale di Coperta Luciano BERTOLI, uno dei superstiti, relazionò sui fatti presso la sede succursale d'armamento di Trieste il 15 settembre 1941.

«Al momento del sinistro mi trovavo sul ponte di comando assieme al comandante ed al 3° Ufficiale RATTO Carmelo che si trovava sull'aletta di sinistra. All'improvviso il Sig. Ratto si mise a gridare al timoniere di mettere tutta la barra a dritta, quando ci furono due fragorose esplosioni dovute ai siluri che ci avevano colpito. Suppongo che il 3° Ufficiale sia stato l'unico a vedere la scia dei siluri e dall'ordine repentino ho dedotto che il sommergibile ci abbia attaccato da 45° a poppavia del traverso.

Il piroscafo ORIANI, come da istruzioni comuni, ricevute alla partenza, si è limitato a sparare qualche colpo di cannone, nella supposta direzione del sommergibile, per poi procedere nel suo viaggio verso CALAMATA.

I naufraghi erano riusciti a trovare appoggio su un'imbarcazione e tre zatteroni riemersi dopo l'affondamento. Nel frattempo stava scendendo l'oscurità, così decidemmo di legare le zattere alla scialuppa di salvataggio in attesa di essere soccorsi.

All'alba del 29 agosto non ancora alcuna traccia dei soccorritori. Solo verso le 8 passò lontano in direzione N-S, un idrovolante italiano, senza riuscire a scorgerci.

Ci siamo sentiti abbandonati al nostro destino. Il comandante ed il direttore di macchina erano gravemente ustionati, l'elettricista presentava sintomi da lesioni interne, un marinaio della R. Marina con una gamba spezzata ed il dispensiere con una profonda ferita alla fronte. La riserva di galletta ed acqua si era notevolmente ridotta ed avevamo capito che non sarebbe stato possibile sostenere a lungo la situazione. Considerate le sue condizioni il comandante passò a me l'esercizio delle funzioni.

Avevamo pensato di metterci a remare con tutte le nostre forze, considerato che l'uso della vela era impraticabile per assenza di vento, quando verso sera abbiamo scorto di prua, il profilarsi della terra. Purtroppo dopo aver remato qualche ora ci siamo resi conto che all'alba non saremmo approdati da nessuna parte, perché si era trattato di un miraggio.

Dopo aver passato la notte sotto continui scrosci d'acqua, la mattina del 30 agosto ci presentava una situazione sempre più difficile. Le provviste si stavano esaurendo ed i feriti sempre più gravi. Dovevamo trovare una soluzione. Considerato che la lancia con il rimorchio delle zattere non riusciva a guadagnare più di 0.5 miglia all'ora e che invece da sola e più leggera poteva percorrerne almeno 3 o 4, dopo aver sentito anche il parere degli altri, proposi di lasciare le zattere e proseguire con la sola lancia, per poter raggiungere l'isola di SAPIENZA, dalla quale avevo calcolato dovevamo distare non più di 20 miglia.

Quasi tutti accettarono con rassegnazione, la nuova situazione fu così che, dopo aver lasciato il nostromo Adone IACOPINI al comando delle zattere, con la raccomandazione di tenersi in infilamento con la terra e non senza un'ulteriore scorta di galletta ed acqua, cominciammo a remare di gran lena.

Alle ore 13.00 giungemmo presso l'isola di SCHIZZA, ma essendo questa disabitata fummo costretti a proseguire per METONI, dove giungemmo in spiaggia verso le ore 17.

Mi recai immediatamente alla stazione di vedetta, dove fui accolto con gentilezza paterna dal comandante, il quale avvisò immediatamente la R. Capitaneria di CALAMATA, da dove ci fu comunicato che i 20 naufraghi rimasti sulle zattere, erano stati soccorsi nel pomeriggio dalla torpediniera MEDICI e trasportati in porto dal quale erano ripartiti con il piroscafo ORIANI, alla volta di PATRASSO.

I feriti furono immediatamente ricoverati nell'ospedale di PILOS e ripartirono con noi il giorno successivo, 31 agosto alle ore 08.30, diretti a Calamata ove tuttora si trovano in cura.

A Calamata, per ordine della Capitaneria di porto fu provveduto all'acquisto, presso ditte locali, di indumenti e vestiario per la somma di 26.915 dracme, più un prelevamento presso l'agenzia EUSTATION & ZERVAKI per una somma di 15.000 dracme per i generi di prima necessità. L'equipaggio fu tutto alloggiato presso i due alberghi della città.

Il giorno 1 settembre resi il mio primo interrogatorio assieme al 2° Ufficiale ed al Marconista, i quali deposero in conformità.

Il 2 settembre partimmo per PATRASSO in vagone riservato ed una scorta di viveri secchi, costituita da due scatolette di carne e quattro gallette, dove all'arrivo fummo ospitati a bordo dell'incrociatore ausiliario CITTA DI GENOVA.

Il 4 settembre, alle ore 13.00, fummo trasbordati sul piroscafo ARGENTINA, dove trovammo gli altri naufraghi compreso il nostromo IACOPINI ed il direttore di macchina Vittorio LOI.

Piroscafo Argentina

Il 5 settembre alle ore 13.00 arrivammo a Brindisi e subito inviati presso il locale Lazzaretto, per la necessaria disinfestazione e bagno. Successivamente alloggiati sulla nave sociale CALINO dove, dopo molto peregrinare, abbiamo trovato un po' di conforto e riposo.

Il 6 settembre prelevai 1.900 lire presso l'agenzia principale, somma che distribuii all'equipaggio quale acconto sulle competenze.

 

Faccio inoltre presente che sull'ARGENTINA fummo alloggiati alla meglio ed essendo stato il vitto scarsissimo, fui costretto a prelevare delle razioni supplementari per le quali rilasciai regolare buono di prelevamento.

 

 

SCOMPARSI:

 

- 3° Uff. Cop. RATTO Carmelo

- Cap. Art. TESTA

- 2° C° Cann. SIGNORINI

- Dispensiere MAZZORANA Mario

- Cameriere PERSANO Dionisio

 

FERITI:

 

- Comandante FUMIA Placido

- C° Macch. RITTMEYER Giovanni

- Elettricista MALLE Amedeo

- Marinaio ? Giuseppe

- Dispensiere STOCCA Emilio

 

Dei cinque scomparsi, l'unico avvistato in mare fu il dispensiere MAZZORANA venuto a galla con un fusto di benzina e perso di vista quasi immediatamente mentre nessuno degli altri superstiti ha saputo dare ulteriori indicazioni sui fatti accaduti.»

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