Franco Prevato

 
PIROSCAFO "FIUME"
PIROSCAFO "FIUME"

Anno di Costruzione = 1926

Nominativo Internazionale = IBTM

Società di provenienza = Costiera

Compartimento = Fiume

Matricola = 308

Nome in codice = Festino

 

Lunghezza tra le perpendicolari = 48.18 m

Larghezza fuori ossatura = 7.80 m

Altezza dalla linea di costruzione = 3.70 m

Macchine = 1 alternativa da 1.100 hp

Eliche = 2

Consumo = 7.8 tonnellate al giorno

Velocità massima = 10.5 nodi

Tonnellate stazza lorda = 654

Tonnellate stazza netta = 382

Portata lorda = 300 tonn.

Stive = 2 X 246 mc

Numero massimo passeggeri in cabina = 14

 

Impiegata sulla linea n° = 61 62 63 Capolinea Rodi per l'Egeo

Dal 1937 al 9 giugno del 1940 si alternò nelle linee 61 62 e 63, con capolinea a Rodi per i collegamenti con le altre isole italiane dell'Egeo.

 

La nave FIUME rimase inoperosa al capolinea, dal 23 giugno fino al 6 luglio, poi effettuò due collegamenti (linea 1 e 2) da Rodi per LERO e da Rodi per SCARPANTO.

 

Il 23 luglio riprese a navigare per le destinazioni più necessarie e garantire così, gli approvvigionamenti ai distaccamenti militari e civili situati nel Dodecanneso.

 

Il piroscafo FIUME non fu mai requisito ne sequestrato ma, come quasi tutte le altre navi in servizio di linea, fu dotato di artiglierie, mitragliere e bombe di profondità, motivo per il quale, molto probabilmente fu preso di mira.

 

Dalla relazione del Cap. Silvio KASTELIC, 2° Ufficiale della nave, inviata alla Compagnia il 12 ottobre 1942, si può leggere :

« Alle ore 12.05 del 24 settembre 1942/XX , il piroscafo FIUME, adibito nei collegamenti tra le isole dell'Egeo, partì da Rodi diretto a SIMI. Alle 12.10 passammo il traverso di Punta Sabbia dove si accostò per rotta 287 gradi.

Avevamo imbarcato 81.5 tonnellate di generi alimentari diversi, destinati ai vari scali della linea nr. 1, 249 passeggeri tra civili e militari dell'aviazione che stavano rientrando dalla licenza.

L'equipaggio era composto da 29 borghesi e 9 militari. A bordo c'erano quindi, 287 persone.

Il cielo era sereno, il mare era lungo da tramontana, il vento da maestro forza 4 o 5, ricordo che queste condizioni pur facendo beccheggiare la nave, non riuscivano ad alterarne la velocità che si manteneva sui 10 nodi abbondanti.

Il Comandante Aldo CANTU' si intrattenne sul ponte fino alle 12.30 circa, dopo di ché si recò nella sua cabina, con la raccomandazione alla guardia sul ponte, di prestare attenzione alle mine vaganti.

In timoneria rimanemmo in cinque compreso il sottoscritto. Due timonieri di guardia, di cui uno sulla normale e due vedette della R. Marina, di cui una sull'aletta di dritta e l'altra su quella di sinistra.

Alle 13.02, a circa 9.5 miglia da Punta Sabbia, ci fu un'enorme detonazione verso poppa che fece sussultare la nave.

Mi sembrò che la nave fosse stata di colpo sollevata e ripiombata in mare inabissandosi di poppa.

Fu evidente che eravamo stati colpiti da un siluro lanciato da un sommergibile.

La nave squarciata ad un terzo dal traverso di poppa iniziò ad affondare molto rapidamente e con un'improvvisa impennata, scese quasi verticalmente.

La mia opinione, confortata anche dalle impressioni dei superstiti, è stata che, il piroscafo FIUME sia scomparso in 25 secondi.

La rapidità con cui accadde il fatto consentì a poche persone di salvarsi. Tutto andò perduto in pochi istanti, compresi i documenti segreti, la cassa nave ed i libretti di navigazione dell'equipaggio.

Il Comando Marina, fu probabilmente avvisato dai presidi artiglieri delle batterie costiere le quali, avevano sicuramente assistito al disastro.

Arrivarono immediatamente sul posto due idrovolanti della CROCE ROSSA, uno dei quali, nell'approccio con l'ammaraggio, si impuntò sui pattini e si capovolse.

Dopo circa altri 45 minuti arrivò anche una squadriglia di M.A.S. al comando del Tenente di Vascello Giusto RIAVINI, già nei ruoli della Società, in qualità di 2° Ufficiale.

Tutti si prodigarono nel salvataggio dei naufraghi, i quali nel frattempo erano riusciti ad aggrapparsi agli otto zatterini, venuti a galla, dopo essersi sganciati dalle ritenute.

Dal successivo esito delle ricerche e dalle testimonianze rese dai superstiti appresi che, delle 287 persone imbarcate, 20 furono dichiarate decedute, 194 scomparse e solo 73 salvate

Il Comandante Aldo CANTU' fu dichiarato disperso perché, subito dopo lo scoppio, fu visto nel tentativo di raggiungere il ponte di comando e di infilarsi la cintura di salvataggio, ma in conseguenza all impennata della nave, perse l'equilibrio, ruzzolando verso poppa da dove scomparve, senza più essere visto da nessuno.

Il 1° Ufficiale Emilio VIANELLO, deceduto.

Il marinaio timoniere COTI Giorgio mi riferì di essersi imbattuto nel Cap. Vianello, mentre questi stava uscendo precipitosamente dalla cabina chiedendo una cintura di salvataggio. Coti offrì la sua lanciandosi direttamente a mare, senza poter costatare se il 1° Ufficiale l'avesse seguito o meno.

La salma del collega fu imbarcata sullo stesso M.A.S. dal quale fui tratto in salvo. Potei riscontrare che Emilio aveva la colonna vertebrale spezzata, con emorragie diffuse dagli occhi, orecchie, naso e bocca. Il corpo era già diventato cianotico da far supporre anche altre emorragie interne. Non ebbe tempo ad indossare il salvagente ricevuto dal Coti, gli fu trovato invece, attorcigliato attorno ai polsi.

Capo Macchinista MODONESE Giorgio, scomparso.

Ritengo che questi possa essersi chiuso in cabina, come era sua consuetudine, anziché lasciare la porta sul gancio, come invece di uso comune. In ogni caso non fu più visto da nessuno.»

 

(n.d.a.)Nella tragicità di quanto accaduto, una breve considerazione deve essere consentita sulla scomparsa del C° macchina MODONESE, anche se questa può essere considerata molto marginale , rispetto alla tragedia stessa.

Il pensiero anglosassone è riuscito a coniare, con un sostantivo ed un aggettivo, un motto universale molto simile ai fondamenti del diritto romano: "SAFETY FIRST!" che significa :"PRIMA DI TUTTO LA SICUREZZA"

La priorità della sicurezza, al tempo dei fatti descritti era tradotta essenzialmente nei comportamenti e questi stessi , rapportati a quelle piccole ma efficaci cose, messe a disposizione dalla progettazione e costruzione navale che non raccoglieva frutti dalla fantasia ma applicava la fantasia ai dettami di millenni di esperienza.

Piccoli congegni inventati appunto dalla praticità e dalle esigenze di rendere la vita un po' meno scomoda come qull' umile ma ingegnoso marchingegno che, se usato avrebbe potuto salvare la vita del C° macchina MODONESE..

Questo famoso marchingegno, altro non era che il "gancio alla porta" usato da sempre a bordo delle navi mercantili, soprattutto in situazioni di cattivo tempo ed a maggior ragione in tempo di guerra. Chiavare la porta, anziché metterla sul gancio avrebbe potuto significare appunto, precludersi potenzialmente la via di fuga in caso di necessità.

Questo semplicissimo espediente meccanico, costituito da una sorta di gaffa corta di tipo parentesi quadra, con le estremità a punte sferiche o coniche, pur nella sua semplicità riusciva a garantire più di una funzione essendo imperniato a blocco libero e comandato dallo scrocco della serratura.

Una delle funzioni primarie del gancio o "chiodo" era quella di poter tenere la porta socchiusa ma chiavata con clima caldo, in maniera che l' "inquilino", anche se assente, potesse arieggiare la propria cabina ( non esistevano sistemi di condizionamento o areazione forzata e gli oblò, in navigazione dovevano rimanere chiusi) senza per questo lasciare libero accesso ad altri

Un'altra funzione consentiva di agganciare il "chiodo" allo stipite senza chiavare la porta con lo scrocco in modo tale da poter garantire la propria riservatezza quando si era all'interno ed allo stesso tempo, potersi garantire una via di fuga in caso di necessità perché era sufficiente un colpo di mano battente sul gancio per spalancare la porta.

L' ultima delle funzioni era quella di lasciarlo libero di penzolare dallo scrocco e di chiudersi dentro... a garanzia della massima riservatezza!

«Ufficiale Marconista TOMMASINI, deceduto.

Lo vidi uscire direttamente dalla stazione radio, mentre stava tentando di indossare la cintura di salvataggio ma come accaduto al comandante perse l'equilibrio e scivolò verso poppa.

Il marinaio ALBONA, appartenente all'equipaggio di scorta della R. Marina, successivamente mi raccontò di averlo visto in acqua, ferito alla testa e sanguinante e che cercò di aiutarlo con una seconda cintura di salvataggio per tenerlo sollevato, mi disse ancora che tentò di incoraggiarlo ma nello stesso istante Tommasini chiuse gli occhi, perse ogni forza e scomparve. La salma fu recuperata più tardi da uno dei M.A.S.

Ufficiale Marconista GADALETA, scomparso.

Appresi dal Maggiore di Fanteria TRONCI, della divisione Cuneo di stanza a SAMOS che egli stesso lo vide uscire ferito dalla cabina, diretto alla stazione radio. L'ultimo ad averlo visto fu il Comandante ZINO, della Capitaneria di Porto di CALINO, il quale confermò di averlo visto, mentre cercava di trattenersi alla balaustra e già stava perdendo sangue dagli occhi, dalle orecchie e dalla bocca. Nessun altro lo vide più.

Capo stiva CUCULACI Luca Scomparso.

Al momento dello scoppio si trovava nella cala di poppa a preparare la pittura per i ritocchi al fuoribordo. »

Il giorno successivo, le salme recuperate dal disastro della FIUME, furono tumulate con un funerale d'Onore, nel cimitero monumentale di RODI.

Funerali di Stato per i caduti della nave FIUME
Il 1° Ufficiale della FIUME, Cap. Emilio Vianello

Il 10 ottobre del 1972, il Comandante Armando PILLON già comandante anche della nave FIUME e appartenente al Ruolo Organico della Società, a seguito di varie interpellanze e richieste, inoltrate presso l'Ente assicuratore per la previdenza (Previdenza Marinara), tutte con esito negativo, decise di far conoscere sua situazione al Ministro della Marina Mercantile TANASSI con lo scopo di poter raggiungere l'agognata quiescenza o pensione, qual dir si voglia.


Il Ruolo organico delle Società di P.I.N. (preminente interesse nazionale) era ed è un contratto di lavoro pubblico a carattere privatistico, mediante il quale gli Ufficiali delle Società appartenenti al gruppo FINMARE venivano vincolati ed allo stesso tempo tutelati per i servizi DOVUTI dalle Società stesse.

« On. Ministro Le leggi in vigore, stabiliscono il diritto alla pensione per gli Ufficiali di complemento, qualora abbiano raggiunto un periodo di 14 anni 6 mesi ed 1 giorno, costituito per la metà dalla navigazione effettiva su navi mercantili effettuata a cavallo delle guerre 1915/1918 e 1940/1945, più l'intero di tutti i periodi in servizio militare.

Le mie richieste di riconoscimento alla pensione, sono sempre naufragate, sul mancato riconoscimento di due mesi compresi nel periodo di imbarco dal 10/6/1940 al 14/9/1942, durante il quale ero al comando del piroscafo FIUME.

Detta nave rimase a disposizione del Governo Autonomo, per effettuare servizi civili e trasporti militari, tra le isole dell'ex possedimento nell'Egeo.

La nave non fu militarizzata, per disposizione del Governo stesso onde evitarne l'eventuale siluramento, ciò nonostante fu armata militarmente di un cannone da 76/40 e quattro mitragliere da 13.2 e numerose bombe a getto antisommergibile.

Fu imbarcato anche personale militare addetto ai pezzi e dal Governo Autonomo, in qualità di Tenente di Vascello, assunsi il comando civile e militare della nave. A tal guisa fui messo a conoscenza della posizione dei campi minati e costantemente aggiornato al fine di evitare attacchi sommergibili.

Considerato lo stato d'assedio in cui si versava, era difficile comunicare con l'Italia, di conseguenza non so quali notizie possano giunte colà.

In ogni caso oltre ai due viaggi settimanali, tra le isole del Possedimento, mi furono affidate anche missioni di carattere militare quali la caccia sommergibili, in occasione di avvistamenti.

Bonifica con brillamento di mine, lungo le rotte percorse nonché la difesa contraerea durante la sosta nel porto di RODI.

Il giorno 14 settembre 1942 sbarcai per una breve licenza e, qualche giorno dopo, la nave fu silurata.

Fui immediatamente richiamato dal Comando della Regia Marina, per affidarmi il comando della squadriglia cannoniere della classe SONZINI, con la quale squadriglia effettuai scorta ai convogli fino al settembre del 1943.

Catturato dai tedeschi fui internato nei campi di prigionia in Germania.

Per il mio comportamento e per la mia attività sulla FIUME, ottenni la gratificazione della MEDAGLIA DI BRONZO AL VALOR MILITARE SUL CAMPO, come comprovato dall'Ufficio Storico della Marina Militare, purtroppo coloro i quali potrebbero confermare i fatti, non ci sono più.

 

Per quanto sopra chiedo che, ora per allora, sia emesso un provvedimento di sanatoria, in modo che mi sia consentito di usufruire della pensione secondo le citate leggi.»

Il Comandante Pillon ed il piccolo Vianello


( n.d.a.) Il 26 ottobre 1972 effettuai il mio primo imbarco sulla M/N MESSAPIA, da allievo Ufficiale di coperta.

Il Comandante PILLON, taciturno maestro, era già leggenda.

Dello sfortunato Comandate Cantù ho conosciuto e conosco la progenie, figli e nipoti naviganti chi per diporto, chi per professione ma tutti con lo stesso vezzo di lasciare un ricordino idrico, del tutto scaramantico, sulla torretta eretta a mò di monumento nella piazzetta di "Turko Limani" a Pireo, di quell'unico sommergibile greco che riuscì ad affondare la FIUME (in effetti la torretta-monumento a "Turko Limani" è quella del sommergibile PAPANICOLIDIS, il sommergibile che affondò la Fiume fu il NEREUS britannico).

Come ho avuto modo di conoscere Claudio VIANELLO, figlio del 1° Ufficiale della FIUME, partito dall'Italia, quand'era ancora bambino e ritornato da pensionato, alla ricerca delle tracce lasciate dal proprio padre, deceduto quando lui aveva nove giorni.

giornale nautico parte prima © ® by prevato
WebMaster