Franco Prevato

 
Piroscafo "SASSARI"
Piroscafo "SASSARI"

Anno di Costruzione = 1907

Nominativo Internazionale =

Società di provenienza = Preda di Guerra

Compartimento = Venezia

Matricola = 4 / F

Unità Gemelle =

Nome in codice = Sapienza

 

Lunghezza tra le perpendicolari =

Larghezza fuori ossatura =

Altezza dalla linea di costruzione =

Macchine = 1 alternativa a triplice espansione

Eliche = 1

Consumo =

Velocità massima =

Tonnellate stazza lorda = 3.883

Tonnellate stazza netta = 2.374

Portata lorda =

Stive =

Numero massimo passeggeri in cabina =

 

Impiegata sulla linea n° =

Il piroscafo SASSARI fu preso in consegna dall'Adriatica, alle ore 09.00 del giorno 11 giugno 1943 e fu adibito a trasporti nel Tirreno.

 

L'equipaggio era composto da 32 persone civili più l'equipaggio militare di scorta.

 

L'8 di settembre si trovò a Bastia al comando del Cap. Antonio QUARANTOTTO.

«A Bastia eravamo arrivati il giorno precedente stavamo scaricando merce varia e munizioni, quando la sera dell'otto settembre, la radio trasmise l'avvenuto armistizio.

Il piroscafo SASSARI era dotato di 6 mitragliere ed 1 cannoncino. Ai pezzi erano addetti 33 soldati tedeschi.

Quella stessa sera, verso le 23.30, in porto ci fu una fitta sparatoria e tutto l'equipaggio fuggì a terra disperdendosi nei dintorni.

Io stesso trovai rifugio presso l'ufficio della milizia portuale, situato poco lontano dall'ormeggio della nave.

Dopo circa una mezzora, una pattuglia tedesca prese possesso dell'ufficio e disarmò i militi, facendoli allontanare.

Io fui trattenuto per 5 ore e mi fu ordinato da un sottufficiale di consegnare le chiavi del ponte di comando.

Nel frattempo appresi che, i tedeschi avevano riaccompagnato a bordo un fuochista ed un cap. del genio navale, del cacciatorpediniere ARDITO, Sig. LANZA Giuseppe.

Le loro intenzioni furono subito chiare: volevano far ripartire la nave che intanto aveva inalberato la bandiera germanica.

Verso le ore 05.00, la pattuglia che fino ad allora mi aveva trattenuto, si allontanò improvvisamente, lasciandomi solo.

Data la situazione pensai di mettermi in contatto con il Comando Marina il quale, mi comunicò che il porto e le navi sarebbero state prese sotto il controllo italiano.

Uscito dall'ufficio constatai di persona che i tedeschi stavano sgomberando il Sassari, non prima però di aver reso inutilizzabili le dotazioni belliche.

Verso le ore 06.00 del 9 settembre ritornai a bordo e vidi che tutte le cabine erano state aperte e che i tedeschi, avevano asportato svariati oggetti e che la nave era stata fatta oggetto di una decina di colpi di cannone, i quali avevano perforato il fianco sinistro, verso poppavia a circa due metri sopra la linea di galleggiamento.

Per prima cosa comunque, provvidi ad ammainare la bandiera germanica e ad issare quella italiana.

Intanto anche l'equipaggio stava rientrando alla spicciolata e potei meglio verificare i danni.

Risultarono parzialmente distrutte alcune cabine di seconda classe, un tubo vapore dei verricelli di carico, le murate in corrispondenza delle stive 3 e 4, la panetteria, un'imbarcazione di salvataggio, la ciminiera e la cabina del Direttore di Macchina.

Parecchie persone dell'equipaggio lamentarono la sparizione di effetti personali, ma al mio invito di presentare una richiesta scritta, con l'elenco degli oggetti mancanti, più nessuno si fece avanti.

Si lamentò invece la scomparsa del binocolo prismatico, in dotazione al ponte di comando.

La mattina del 10 settembre, ricevetti l'ordine di riprendere la scaricazione, così fu necessario riparare il tubo di vapore. Tale lavoro fu eseguito da un'officina di terra a spese del Comando Marina.

Nel pomeriggio il lavoro riprese ad una sola mano.

Alle ore 13.00 del giorno 11, arrivò l'ordine di partenza. Alle 15.45 si salpò diretti a Portoferraio.

Appena fuori del porto, la nave che ci precedeva fu colpita da siluri e l'equipaggio l'abbandonò, gettandosi in mare.

Quest'ultimo fatto mi fece stimare di non dovermi allontanare dalle acque del porto, pertanto decisi di dare fondo all'ancora.

Poco dopo però, ci raggiunse una lancia del Comando Marina ordinandoci di partire, evitando di passare nei pressi della nave colpita.

Alle 21.15 ancorammo nella rada di Portoferraio e la mattina del 12 settembre si ormeggio in banchina per la scaricazione della merce diretta a quel porto.

La scaricazione proseguì fino al giorno 16 ad una sola mano, quando alle 10.30 la città venne bombardata da aerei tedeschi.

Assieme alle bombe furono lanciati dei manifestini con l'ordine di resa dell'isola d'Elba entro le ore 16.00.

Non mi rimase che bruciare tutti i documenti segreti, compresi i cifrari, cosa che feci in presenza del marconista Orazio GUELFI.

Alle ore 15.00 l'equipaggio abbandonò la nave e si disperse nei paraggi.

La mattina del 17, l'isola fu occupata dalle truppe tedesche, senza alcuna reazione da parte italiana.

Il 19 fui convocato al Comando Marina, dove un ufficiale tedesco mi chiese informazioni sullo stato della nave, sul suo carico, sulle provviste e sull'efficienza delle macchine.

Il 20 si riprese la discarica delle merci, sotto la sorveglianza armata dei soldati tedeschi.

A mezzogiorno del 30 si ripartì per Livorno, con ancora a bordo 60 tonnellate di merce varia. Al momento della partenza si imbarcò un picchetto armato di soldati tedeschi, i quali dopo aver ammainato la nostra bandiera, innalzarono le insegne germaniche, mentre risultarono mancanti all'appello 11 persone dell'equipaggio e tre marinai della R. Marina.

A Livorno si arrivò alle ore 17.30 ed il picchetto armato sbarcò immediatamente, dopo aver ammainato la bandiera tedesca.

Nella mattinata del 1° ottobre la nave fu visitata da due ufficiali germanici i quali, dopo aver assunto informazioni provvidero a far rifornire la nave di provviste.

Il 2 ottobre salì a bordo l'equipaggio tedesco accompagnato da truppe armate con l'ordine di consegnare la nave.

Alla richiesta di navigare sotto bandiera tedesca non aderì nessuno del nostro equipaggio, fu così che alle 19.00 fummo trasferiti a bordo della FILIPPO GRIMANI, anch'essa ormeggiata in quel porto.

Prima di sbarcare dalla SASSARI chiesi che mi fossero rilasciati i documenti di consegna, cosa che mi fu garantita, assicurandomi che non appena questi fossero stati redatti, me li avrebbero fatti recapitare a bordo della Grimani ma questa, alle ore 21.00 ricevette l'ordine di partenza per La Spezia, dove si arrivò in rada alle ore 06.30 del 3 ottobre.

Dopo reiterate insistenze presso il comando militare, il giorno 4 ottenni lo sbarco, per me e tutto l'equipaggio, che avvenne il giorno successivo, come annotato sul RUOLO EQUIPAGGIO.»

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