Franco Prevato

 
Piroscafo "MERANO"
Piroscafo "MERANO"

Anno di costruzione = 1909

Nominativo Internazionale = IBYV

Società di provenienza = SAIM

Compartimento = Genova.

Matricola = 2161

Unità' Gemelle = Abbazia - Campidoglio

Nome in codice = Mobile

 

Lunghezza tra le perpendicolari = 102.16 m

Larghezza fuori ossatura = 13.81 m

Altezza dalla linea di costruzione = 8.65 m

Macchine = 1 alternative da 2.200 hp

Eliche = 1

Consumo = 30 tonnellate al giorno

Velocità massima = 11 nodi

Tonnellate stazza lorda = 3.705

Tonnellate stazza netta = 2.196

Portata lorda = 4.622 tonn.

Stive = 4 X 5.428 mc.

Numero massimo dei passeggeri in cabina = 56

 

Impiegata sulla linea numero = 59 bis : Tirreno - Danubio.

Dal 3 gennaio al 4 marzo 1939, il piroscafo MERANO fu adibito alla linea n° 58 (Tirreno - Siria), quindi nuovamente in linea 59 bis fino al 10 giugno 1940.

 

Da quest'ultima data si susseguirono una serie di viaggi straordinari, fino al settembre 1943, quando il giorno 19, dello stesso mese, fu stipulato un contratto di noleggio con la MITTELMEER REDEREI.

 

Nel medesimo giorno partì da Venezia per destinazione ignota, con un carico di nichelio. Dopo poche ore fu intercettata e costretta a rientrare a Venezia.

 

La nave venne localizzata ed identificata il 13 ottobre.


Nel frattempo aveva cambiato bandiera ed al posto di quella italiana, al pennone dell'albero di maestra issava quella germanica, per conto della MITTELMEER REDEREI.

Fu intercettata mentre dirigeva su CATTARO in convoglio senza scorta al comando del cap. Luigi SCIVALES.

 

In coperta aveva un carico di paglia e fieno in balle.

 

Il convoglio era composto da altre tre piccole unità: BOSANKA, SEBENICO e GIGLIOLA, una di queste era una cisterna.

 

Alle ore 21.30 di quel giorno il piroscafo Merano diede fondo all'ancora nei pressi dell'isola di ULBO.

«Io sottoscritto Luigi SCIVALES dichiaro che: il 13 ottobre 1943, per ordine delle Autorità tedesche presenti a bordo, partimmo da ZARA con destinazione CATTARO.

In serata dello stesso giorno, verso le ore 21.30 ci fu ordinato di rimanere alla fonda, nella rada di fronte al villaggio di San Nicola dell'isola di ULBO. Alle ore 04.00 del 14 ottobre ci fu ordinato di proseguire con rotte esterne alle isole per la nostra destinazione.

Verso le ore 11.00 fu avvistato un aereo inglese da ricognizione.

Alle ore 00.30 del giorno 15, quando ci trovavamo tra l'isola di CAZZA ed i CAZZIOLI, due Cacciatorpediniere inglesi ci intimarono la resa, sparando un colpo di cannone dritto alla nostra prua.

Resomi conto di quanto stava accadendo, diedi immediatamente ordine di ammainare la bandiera tedesca e di issare quella italiana, nell'intento di salvare la nave a favore della nostra compagnia e nel nome dell'ITALIA.

In fondo pensai che stavamo per essere liberati.

Ma le speranze ed i buoni propositi non furono ascoltati. Una delle due cacciatorpediniere iniziò a girare intorno, sparando colpi di mitraglia al nostro indirizzo.

Non comprendendo il motivo di tale comportamento, dal momento che anche la macchina era stata fermata, ordinai al 1° ufficiale di prendere il megafono e di gridar loro di non colpire ulteriormente la nave perché con loro ci dichiaravamo schierati.

In quel preciso momento sentii un'esplosione al lato dritto della nave, tanto che pensai ad un colpo di cannone sparato dallo stesso cacciatorpediniere.

Contemporaneamente iniziò un grave incendio al locale macchine ed alla stiva n° 2.

Vidi però che, nel frattempo i militari tedeschi imbarcati si erano riorganizzati ed armi in pugno, avevano scacciato dalla macchina il personale in servizio.

A quel punto, compresi che costoro avevano fatto esplodere un ordigno, già preparato per ogni eventualità.

Ordinai di ammainare le lance e di mettersi in salvo.

Quasi subito fummo raccolti dal C.T. TUNNELT, dove fummo trattati da prigionieri di guerra.

Più tardi seppi che il Comandante di quella nave ordinò di finire, a colpi di cannone il MERANO ormai in preda alle fiamme. Credo sia affondata alle ore 02.30 del 15 ottobre 1943.»

Come già riscontrato più volte, dopo il fatidico 8 settembre 1943, anche sul mare oltre che a terra, il caos regnò sovrano

 

A sottolineare lo stato di cose, risultò significativa una lettera RISERVATA inviata dal Direttore della succursale di Trieste al Direttore Generale dell'Adriatica a Venezia, proprio a proposito della fine del piroscafo MERANO e del suo equipaggio.

«Vi confermo la comunicazione telefonica del 26 ottobre u.s. Secondo una notizia ricevuta da un Comandante di una piccola nave in convoglio con il nostro Merano, risulta che la stessa sia stata affondata a colpi di cannone la sera del 14 ottobre, nei pressi di MULO. (in prossimità dell'isola di LISSA ; n.d.a)

Il Merano, partito da Zara, aveva caricato in coperta Paglia e fieno, così che ai primi colpi, da parte delle Unità inglesi, si è incendiata.

Il nostro informatore ritiene che non ci sia stato alcun tentativo di salvataggio, da parte delle navi inglesi, nei confronti dell'equipaggio e considerato che la costa risulta occupata dai partigiani, ritengo che sarà difficile ottenere notizie sugli eventuali superstiti approdati a terra.

Per il momento non possiamo fornire ulteriori notizie. Auspichiamo che il Comm. Guido COSULICH, in contatto con le Autorità tedesche locali possa ottenere maggiori ragguagli.»

Sulla MERANO vi erano imbarcate 21 persone civili. Tutti furono tratti in salvo, come testimoniato dal comandante e successivamente da altri componenti l'equipaggio civile.

I naufraghi furono raccolti dalle navi militari inglesi e trasportati fino a Bari.

Gli italiani furono rilasciati dopo un sommario interrogatorio, mentre i tedeschi furono internati presso campi di prigionia.

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