Franco Prevato

 
Piroscafo "LIVENZA"

Anno di costruzione = 1922

Nominativo Internazionale =

Società di provenienza = Noleggio

Compartimento = Genova

Unità gemelle =

Nome in codice = Livenza

 

Lunghezza tra le perpendicolari =

Larghezza fuori ossatura =

Altezza dalla linea di costruzione =

Macchine =

Eliche =

Consumo =

Velocità massima =

Tonnellate stazza lorda = 5.343

Tonnellate stazza betta =

Portata lorda =

Stive =

Numero massimo passeggeri in cabina =

 

Impiegata sulla linea n° = 60 Alto Adriatico - Grecia

Piroscafo di proprietà della Soc. Italia S.A.N., Il Livenza fu preso a noleggio dall'Adriatica nel porto di Venezia, il 21 maggio 1942 ed adibito ai viaggi della linea n* 60, fino al 20 giugno 1942.

 

Dal 21 giugno al 15 agosto 1942 rimase in sosta ed il giorno successivo fu nuovamente noleggiato per i collegamenti con la Grecia.

 

Il giorno 8 settembre la LIVENZA stava caricando minerale nel porto di LARIMNA, secondo la testimonianza del Cuoco Lodovico SIALINO presentata alla direzione della Soc. Italia.

«La nave LIVENZA, il giorno 8 settembre 1943, era nel porto di LARIMNA per caricare minerale, quando verso le ore 21 o 22, improvvisamente mollò gli ormeggi e si allontanò dall'approdo.

Presumo che questo sia stato dovuto perché la cittadina ed il porto, erano stati invasi da un gruppo di ribelli i quali, dopo aver occupato militarmente le varie postazioni, tentavano di convincere gli equipaggi ad unirsi a loro.

Preciso che per fare più in fretta, il comandante ordinò di tagliare i cavi di ormeggio, nel mentre tre Ufficiali e quaranta soldati addetti al presidio, erano imbarcati nell'intento di trovare rifugio.

La nave diresse quindi, per CALCHIS, dove si fermò e dove le Autorità militari germaniche assunsero il controllo.

Durante la sosta, di circa due giorni, imbarcammo 4.000 soldati italiani disarmati, infatti, prima di imbarcare dovevano depositare le armi in un magazzino.

Partimmo alla volta di SALONICCO, scortati da cannoniere tedesche, dove arrivammo il giorno 16.

I soldati furono immediatamente sbarcati, la bandiera italiana fu ammainata ed al suo posto fu issata quella tedesca.

In quella data l'equipaggio rimase a bordo consegnato dalle Autorità tedesche.

Il giorno successivo, gli stessi militari tedeschi, salirono a bordo per chiedere la disponibilità all'equipaggio di navigare sotto le loro insegne.

Inizialmente la maggior parte di noi diede la propria disponibilità a proseguire nell'impiego, almeno fino a quando non fosse sopraggiunto un nuovo equipaggio a rilevare la conduzione della nave stesa. Ma poi ci fu un generale ripensamento e fu dichiarato che nessuno sarebbe più stato disposto a navigare per conto di chicchessia.

Non posso precisare cosa abbia risposto il Comandante alle Autorità tedesche, credo però che la richiesta, nonostante ci sia stata più volte ripetuta, sia sempre stata di diniego da parte di tutti.

Il giorno 30 settembre 1943 il comandante, con l'ausilio del Ruolo Equipaggio, ci interrogò ancora una volta, uno per uno, rinnovando la proposta tedesca.

Ricordo che, in tale circostanza, risposero affermativamente il maestro carpentiere, il cambusiere, il pennese ed il comandante.

Il giorno 1 ottobre fu sbarcato una parte dell'equipaggio per essere internato nei campi di concentramento germanici.

Il secondo gruppo, compreso il sottoscritto fu sbarcato il 4 ottobre e rinchiuso in una vecchia cascina di Salonicco, assieme ad altri condannati comuni e politici.

Assieme a noi arrivarono successivamente anche il maestro carpentiere ed il cambusiere.

Il pennese fu invece ricoverato in ospedale, a causa di una ferita provocata dallo scoppio di una bomba a mano lanciata accidentalmente dai soldati tedeschi.

Mi risulta che al comandante sia stata concessa, da prima, la libertà ed un impiego presso la MITTELMEER per essere poi internato a sua volta, con la mansione di interprete.

Durante l'internamento ci fu ancora più volte richiesto di riprendere il mare ma, da parte di chi io conoscessi fu sempre risposto in maniera negativa, anche se nessuno di noi ha mai rifiutato di lavorare.

Il trattamento fu pessimo ed uguale a quello di tutti gli altri detenuti. Solo dopo una visita del Governatore ci fu un leggero miglioramento nel vitto ed in quello di poter godere un po' d'aria libera nel cortile della caserma.

Nei giorni successivi dal campo furono prelevate 8 persone del nostro equipaggio.

Ci dissero che dovevano servire per portare, il piroscafo Livenza, da Salonicco a Pireo; invece fino a quando rimasi nel campo non si ebbero più notizie di quelle otto persone.

Dopo i primi mesi, nonostante il duro lavoro in porto, finalmente si poté godere di una certa libertà.

Di giorno si lavorava ed alla sera si rientrava negli alloggi ricavati in una vecchia scuola. Per l'opera svolta venivamo compensati con 15 dracme… quasi 75 lire al giorno.

Il vitto, anche se scarso veniva fornito dalla MITTELMEER.

Riuscii a rientrare in Italia a seguito di una malattia diagnosticata e riconosciuta dal medico tedesco di stanza nel campo.

Lasciai Salonicco il giorno 8 dicembre e con la ferrovia arrivai a Trieste il 27.

 

Al momento della mia partenza rimasero nel campo Il 1° Ufficiale BENCI, il 1° Ufficiale di macchina ZUGNA ed il 3° Ufficiale di coperta FROGLIA - Trieste 4 gennaio 1944.»

Il Piroscafo LIVENZA risultò affondato il 23 febbraio 1944 al largo dell'isola di CRETA.

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