Franco Prevato

 
Motonave "FRANCESCO MOROSINI"
Motonave "FRANCESCO MOROSINI"

Anno di Costruzione = 1928

Nominativo Internazionale = IBQM

Società di provenienza = Costiera

Compartimento = Venezia

Matricola = 223

Nome in codice = Mirto

 

Lunghezza tra le perpendicolari = 67 m

Larghezza fuori ossatura = 10.50 m

Altezza dalla linea di costruzione = 7.00 m

Macchine = 2 motori FIAT da 2.100 hp asse

Eliche = 2

Consumo = 12tonnellate al giorno

Velocità massima = 15 nodi

Tonnellate stazza lorda = 2.433

Tonnellate stazza netta = 1.061

Portata lorda = 1.080 tonn.

Stive = 1 X 484 mc

Numero massimo passeggeri in cabina = 155

 

Impiegata sulla linea n° = 41/A e B Venezia, Trieste, Zara, Gravosa.

Francesco Morosini: Salone fumatori, bar di 1a classe

Nel 1939 fu spostata in linea 42 per i collegamenti dall'Italia all'Albania.

 

Dal 12 al 25 giugno 1940 rimase in sosta a Venezia.

 

Il 26 giugno fu requisita Dalla Marina Militare ed iscritta nel naviglio ausiliario dello Stato.

 

Il 9 settembre del 1943 la Francesco Morosini fu occupata dalle forze armate germaniche quando si trovava nella baia di PERAMO.

 

L'equipaggio militare o militarizzato fu sbarcato ed immediatamente internato nei campi di prigionia tedeschi.

 

La nave, ormai in mano dei tedeschi, continuò nei collegamenti tra le isole greche.

 

Il 28 ottobre 1944 fu affondata all'imboccatura del porto di SALONICCO.

 

L'unica testimonianza degli eventi fu riportata dal marinaio Giovanni MERLINO.

«Acquacalda 17 ottobre 1945. Rispondo alla vostra del 30 settembre ultimo scorso per ragguagliarvi sulla sorte del fuochista VIANELLO Vittorio.

Il 9 settembre del 1943 eravamo imbarcati assieme, sulla nave FRANCESCO MOROSINI quando, dopo l'armistizio, fummo presi prigionieri da parte dei militari tedeschi ed inviati al campo di LAURA, in Germania.

In quel luogo arrivammo il 16 ottobre. Appresi più tardi che, il campo dove eravamo tenuti in prigionia, era sotto il diretto controllo del Comando di BUCHENWALD.

A LAURA, in quel periodo la temperatura era particolarmente rigida. Non avevamo indumenti con cui coprirci perché, quando fummo internati, non ci fu consentito di portare nulla appresso.

In quel piccolo campo di lavoro, quei CARNEFICI, ci facevano lavorare di giorno e di notte, sotto qualsiasi tempo.

Con Vianello sono rimasto insieme per cinque mesi, quando l'amico, il 20 febbraio 1944, si ammalò di broncopolmonite ed a causa della mancanza di qualsiasi assistenza medica e medicinale, dopo circa otto giorni morì con addosso una febbre altissima, presso l'infermeria di quel campo.

Durante i suoi ultimi giorni di vita ebbi occasione di poterlo confortare ed, anche se negli ultimi istanti della sua vita non riusciva più nemmeno a parlare, capii quanto fosse grande il desiderio di rivedere i suoi cari.

Il suo corpo fu mandato a BUCHENWALD, proprio perché il nostro campo dipendeva da quel comando e, da allora non seppi più nulla.

Avrei scritto io stesso alla famiglia ma purtroppo, non avevo il loro indirizzo.

Vi prego di esprimere, alla famiglia del defunto Vittorio Vianello i sentimenti del mio cordoglio.»

Foglio d'ingresso in Italia
di un prigioniero di guerra
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