I -
12 giugno 1999
Uno sguardo di traverso ed uno intenso
per potersi capire
un sorriso còlto
tra righe di lacrime
con un bacio
una stretta di mano
ed un abbraccio con
una pacca sulle spalle
... le lingue che si incrociano
ed il fuggitivo amplesso ...
diventa amicizia.
II -
7 luglio 1999
Chandra luna
sei bella sempre
ed ancor di più
quando sei imbronciata
e nascondi
il viso più bello
per non mostrare ad altri
quasi per pudore
la tua grande gioia
ed il tuo grande amore
III -
17 agosto 1999
Ho visto morire un cucciolo d’uomo
rattrappito nella sete di vita
E’ morto con il ventre gonfio
le labbra secche
la pelle avvizzita
... piccolo cucciolo morto
anche per coloro che invano
hanno cercato di amarti
IV -
8 settembre 1999
Luna che ti riperdi tra la bruma
spegni i sogni per lasciar aperti
occhi che vedono senza capire
Luna Anna che accendi i cuori
infiammi le menti dei vecchi poeti
e non li lasci andar via per sempre
come il sorriso di un bambino
smorzato nel grembo di quella madre
stuprata dall’umana idiozia
Luna- Luna Anna lasciaci andar via
via via per sempre
senza voltarci mai
Luna che ti riperdi tra la bruma
spegni i sogni per lasciar aperti
occhi che vedono senza capire ... mai.
V -
3 marzo 1990
Scrivo per te questo penoso canto
scarrozzato sui binari del nostro mare
proprietà di tutti
L’eutanasia del verbo essere
a favore del più giovane avere e
le sue metalliche simbologie
In God we trust
Got mit uns ...
la signora di Tzchestachova
La danza dei cigni
Leda e il cigno
... il canto del cigno
VI -
1 maggio1987
La gente di mare ha nel suo volto
il vento di tutti i suoi sogni
come cenere spenta
gettata sulla battigia
di sabbia e mille e
mille conchiglie policrome
Nei sacchi di tela cucita
il volo di rondini marine
compone giochi attorno a libri di poesia
Ma sono solo capodogli
ammalati di indifferenza
che implorano mani pietose
... l’arpione
VII -
14 novembre 1999
Egli mi ha già mandato un angelo
ad illuminarmi per sempre la via
avevo dubbi ed ero senza certezze
Dove c’era silenzio ora è musica
dove c’era rabbia ora c’è l’amore
Quell’angelo che mi ha ridato
gioia ... poter volare ancora
Lei con il mio spirito ora libero
s’è levata in un volo più alto
come fossimo avvolti in spire
Il vento ci accarezza la faccia
e saliamo sempre più in alto
lasciando di sotto quella vita
gravata da pesi inumani
ridottasi a nient’altro di più
Mi sento il fratello di Icaro
e le ritrovate ali mi portano
oltre al sole ed ancora oltre
La mia energia illumina tutto
fa splendente anche il paradiso
e danzo con le nuvole trafitte
in quel suo argenteo infinito
fino a toccare la faccia di Dio
Egli mi ha già mandato un angelo
dove c’era silenzio ora è musica
quell’ angelo che mi ha ridato gioia
che s’è levata in un volo più alto
il vento ci accarezza la faccia
gravata da pesi inumani
mi sento il fratello di Icaro
la mia energia illumina tutto
e danzo con le nuvole trafitte
in quel suo argenteo infinito
fino a toccare la faccia di Dio
VIII -
13 giugno 1995
Volava basso l’albatro
quasi radente le ali di plancia
immobile nell’aria relativa
la testa dondolante
a dritta e a sinistra
a volte in saleggio
Guardava con distacco
il fiero cacciatore
e la vedetta sul ponte di comando
aveva percorso nel vento
oltre tremila miglia
per pescare cibo
Aveva con la mamma
i piccoli nel nido
e non sapevano volare
Ad un tratto virò di bordo
la piuma remigante
immobile si tuffò
per riapparire un attimo dopo
con il gozzo gravido
come sacca di frate alla cerca
Un lampo
un tuono
il buio
... Rideva il cacciatore
mentre riponeva il fucile
per il tiro al piattello
ma non rideranno mai più
una mamma
e tre piccoli cuccioli
No ...
...
non rideranno mai più ...
IX -
2 febbraio 1993
Lei mi disse
ritorna ancora
per favore ritorna a portare felicità
amo il tuo profumo di mare
scolpito su pietre di tufo
possiedi
questa terra bianca di calce
abrasa da bastardo smeriglio
mi disse infine
dimenticami ...
X -
1 gennaio 1992
Ho provato Ashra ... ho provato
a ridare luce ai tuoi occhi
in quella sera illuminata solo dalla bora
Ricordo il vecchio anellino d’argento
sul tuo indice affusolato
di quei sedici anni vissuti a piedi scalzi
Ti tenevo stretta ai fianchi
ambedue accovacciati
con le labbra riscaldate solo dalla luna
Avrei voluto che la speranza
si posasse sui tuoi capelli
bagnati dalle onde di maggio
Si è spento invece quel vento
lasciandoti tra le mie braccia inermi
su quella sabbia di Puglia
battuta da un indifferente scirocco
Ho provato ...
ho provato
mia dolce Ashra
ma ... si è spenta anche l’ultima bugia
XI -
7 agosto 1986
Pulsa il sangue nelle vene
batte veloce il cuore
e vampe sconvolgono tiepidi languori
l’uno di fronte all’altro
senza un perché
è il giorno della promessa
In questo giorno ch’è sempre primavera
si apriranno i gravidi ginecei
e lasceranno cadere i loro floridi semi
non ci saranno più guerre e lutti
e forse spariranno per sempre
tutti quei fasulli predicanti
con ignobili pretese
di dividere la terra dal sole
XII -
25 dicembre 1992
La testa reclina poggiata sul palmo
gli occhi incollati alla tivù
La mente opaca
Col respiro disgiunto dal petto
e la bocca semi aperta
La saliva non scende
Salute sogni e sentimenti
furbizia fogna e fumo
Sesso e falsità
Soldi suoni e simboli
falchi fiori e falci
Fame e miseria
Tra fosche immagini
e due dita di whisky
ben satolli
con il vestito della festa
piangiamo grumi di polenta
sul ventre del coccodrillo
i coglioni sotto i tacchi
ed il piede porcino sotto la tavola
GUAI A NOI ...
quando bambini innocenti
muoiono di stenti
... o di morte violenta
XIII -
16 ottobre 1987
ABBAIANO
cani di pezza
a temporali senza nuvole
MUOIONO
bimbi come fili di paglia
bruciata nel vento
MORDONO
braccia gambe e viscere
le schegge d’indifferenza
PASCIONO
viscere sempre più grasse
al desco della fame nel mondo
XIV -
18 aprile 1991
A Trieste
a Trieste eravamo in molti
quel giorno
con la bora centoventi
e neve
e grandine
ma ne ho visto solo due
una madre e sua figlia
nell’hangar dell’idroscalo
il mare grosso
il gelo
Mamma come stai ??
Ashra sta male
ed il padre non c’è
è fuggito con una nave
diretta a Brindisi
non sappiamo dove sia
che Dio protegga lui
e Suleima che con lui partì
Oh Ashra ... mia piccola Ashra
Via con lei dalla terra spenta
veleno invece che pane a Valona
Oh Ashra
... Suleima
... SOKOL
... SOKOL
Ma dov’è la primavera?
dove sono i fiori?
Ashra sta male
sta molto male
Albània ...
eravamo in tre quel giorno
con bora a centoventi
e neve e grandine
Albània ...
ora siamo tutti più soli
... Albània
XV -
68-88
A vent’anni
crescevano piramidi di carta
su terre sconfitte dai terremoti
a vent’anni
vent’anni fa
colline grattacieli
trafitti da siringhe usate
a vent’anni
vent’anni fa
Dio sinistro Dio destro
crocefisso davanti
e di schiena ...
a trent’anni
... trent’anni fa
XVI -
56-99
Cadono castelli atrofici
costruiti su calme equatoriali
in quest’attimo
proprio ora
si spengono nell’alba
euforiche risate
in quest’attimo
proprio ora ...
facce riverse
respirano sabbia
in quest’attimo
proprio ora
facce nella polvere
respirano rabbia
... in quest’attimo
... proprio ora
XVII -
28 giugno 1991
La sofferenza per quegli occhi
di pane tonfato nell’acqua salata
tinto di nera disperazione
RASPI SENZA ACINI
Nei campi di papaveri si raccolgono
sassi e lucertole ... per il Sannicolò
dei bambini di Tirana
PIEDI SENZA SCARPE
Non ci sarà natale per il teschio di quel padre
con la cervice spezzata e le mani in preghiera
a chiedere ancora un chilo di farina
CROCI SENZA NOME
Riccioli ... riccioli scuri
sulle banchine del porto
aspettano chi non aveva un biglietto di ritorno
SILENZIO
Silenzio per quei miseri corpi senza volto
fatti di lisciva battuta su pietre di fiume
sporche lenzuola manipolate da inesperti lavandai
CANAPI SENZA COLORE
Con tutto il loro dolore
Il vostro dolore
Il nostro dolore
CON LA PROPRIA DIGNITA’
XVIII -
8 settembre 1997
Caro diario
oggi
si ... proprio oggi
dopo soli undici anni
nel nostro giardino
è sbocciato un nuovo fiore
E’ rugiada rossa
rosso vermiglio
che lo bagna
è la vita
una vita quasi appena nata
... e già potrà donare nuova vita
XIX -
6 agosto1996
Piccoli cigni dai lunghi colli
vi siete lasciati andare lungo le correnti
belli ed impavidi a mietere rive e sponde
belli e biondi a pascolare rive
e sponde
Fuscelli imbrigliati in poesie folli
ci avete lasciato incustoditi gli armenti
pulcini spauriti sulle onde
belli e biondi a pascolare rive
e sponde
Baia a quelle madri e padri molli
per aver immolato innocenti parenti
su simulacri di incredibili fronde
belli e biondi a pascolare rive
e sponde
Biondi e belli ma sempre un poco folli
... NOI ...
genitori disattenti
A piene mani qualcuno porge freschi petali
gialli e vermigli
che lasciano anime in sgomento
Biondi e belli ma sempre un poco folli
... NOI ...
genitori disattenti
non sappiamo forse della vendita di lucciole nei dedali?
non conosciamo garuggi e perigli?
o piuttosto non abbiamo alcun argomento?
Biondi e belli ma sempre un poco folli
... NOI ...
genitori disattenti
che ci lasciamo strascicare da desueti sandali
su campi coltivati di gigli
senza un briciolo di sentimento
belli e biondi a pascolare rive
e sponde
Biondi e belli ma sempre un poco folli
... NOI ...
genitori disattenti
Perdonateci piccoli cigni dai lunghi colli ... perdonateci
per non avervi insegnato a sognare
per non avervi accarezzato le tenere piume
per non aver saputo asciugare le vostre lacrime
perdonateci di non avervi amato di più
e più ancora
di più
XX -
1 dicembre 1999
Camminiamo su strade polverose
e piene di sassi
non vediamo l’ombra dei nostri corpi
anzi non ci si gira nemmeno a guardarla
perché il sole è alto
troppo alto
anche per la solitudine
Eppure abbiamo avuto
il dono dei sentimenti
e quello del pensiero ... noi
che ci fermiamo davanti ad un cielo alto
... troppo alto per chi è rimasto solo
Immobili
fermi
indifferenti
lasciamo che il nostro mondo
il loro mondo
corra ... corra ...
ed ancora corra
verso il vuoto
XXI -
28 settembre 1986
Da Santanna alla Nave sentiero
carreggiato fino al Leno bianco
Vallarsa di selvatici
monocroma di gattici
stinti e cadaverici
alle cateratte della fornace
Rivoli strangolati
rami da poco storpiati
quattro sassi ammaccati
coltivano povere vecchie suole
Coccio di vetro quasi salottiero
scivoli unto e sempre più stanco
Acque putride e malate
arie fetide e velate
nero fumo ammantate
bava lercia aggruma più viscida
Pesci v’erano a frotte
ora si vedon solo motte
rifiuti in borse rotte
E’ alto questo prezzo della civiltà
da Santanna ... alla Nave ed ancora in la
per un puro zajal
XXII -
15-89
Attaccato al fragile guscio
frange le onde con i piedi da morto
Nei timpani l’urlo delle lamiere
lamenti intercalati di sirena
disperate grida di giovani madri
Combustibili pregnano l’aria
nero di seppia
acqua infetta di caustici umori
Una mano scivola monca
su penzoli annodati
lasciando un trefolo di sangue
Il gigante col corpo a brandelli
s’accascia sul fianco sconfitto
Occhi sbarrati riflettono
cieli confusi
teste dalla bocca stupita
Spezzoni di cavo s’attorcigliano
a relitti di ponte
sotto la frusta del mare
Ancòra un’onda a spezzargli le dita
liquida piovra
la gola insaccata di ghiaccio
... Riparte la moviola al rallentatore
per una bimba che non conoscerà mai suo padre
XXIII -
23-88
Lievi fughe di pennello intriso
innalzano tele altrimenti bianche
Cantano violini solleticati
da incalliti polpastrelli
Rindonda l’incudine percosso
quando l’utile verga si forgia
Si bagna di sangue la lama stretta
nel pugno che uccide l’agnello
Menti malandate circuiscono stilemi
per imbrattare carta già scritta
Ma sono sempre mani
... mani dure
fragili
affusolate
imbrattate
... mani che non tremano quando accarezzano
XXIV -
2-90
SHALOM Gerusalemme coperta di polvere
cinta da mura senz’ombra
Melassa nei polmoni
fucili circoncisi da ambo le parti
rumori di raffica
corpi rantolanti a terra
madri e figli con occhi d’acqua
... quell’acqua da sempre negata
... negata per sempre
pregano un dio che divide
SHALOM Gerusalemme coperta di fango
violata anche nella tua ombra
... SHALOM
XXV -
30-85
Uomini d’osso ramato
stringono gomene
a strozzare le bitte
Stanno ormeggiando il CARGO
di aiuti per l’Africa
Scaricano sacchi e casse
con mani intrecciate
ad effigiare tele e coperchi
Ma anche questa sera non mangeranno
i figli del militare di guardia alla scala di banda
che malinconico
stringe ancora un po’ la cintola
da cui pende una scintillante COLT
XXVI -
28 luglio 1997
Quando ballo con te ...
anche il giunco più forte
si piega alla volontà del vento
Lasciami pensare un momento
Fino ad ieri eravamo bambini
Con il solo gusto del divertimento
lasciami pensare un momento
NON E’ MAI FACILE DIRE DI SI
In questo tormento ...
Lasciami pensare un momento
... un momento per lasciarsi andare
ed uno per il nostro umore
sulle onde dell’amore
Per i nostri figli che verranno
e quelli perduti con stupore
sulle onde dell’amore
Alle navi cariche di speranza
ed ai bastimenti carichi di furore
sulle onde dell’amore
Ai villaggi fritti nell’odio
e giardini imbalsamati d’indifferenza
con grande sofferenza
Al creato tradito e svenduto
dalla purulenta coscienza
con grande sofferenza
Ai teneri germogli calpestati
abbandonati ... sfruttati ... uccisi dall’indigenza
GRIDO LA NOSTRA SOFFERENZA!!!!
...
...
...
Forse diventeremo vecchi
ed ancor più ciechi e sordi
forse vivremo solo di ricordi
e pensaci anche tu
perché ora dirò semplicemente si
... un SI
per poter ancora ballare con te
XXVII -
Date ... forever
(Una data per sempre)
NADIA WROTE:
Let’s go the road of hopes
let’s go
and look the long way of clouds
let’s him go far away
... forever
telling him be happy
looking the sky
and thanks him to be come
... joy belong to another day
Go my heart go ... run
run before myself
go to the joy and than
return to me ...
but now go ...
let him go ...
forever ...
far away
|
Lascia andare la strada delle speranze
lasciala andare
e guarda la lunga via delle nuvole
lascialo andare lontano
... per sempre
dicendogli di essere felice
guardando il cielo
e ringrazialo per essere venuto
la felicità appartiene ad un altro giorno
Vai mio cuore vai ... corri
corri prima di me stessa
vai incontro alla gioia
e poi ritorna da me
ma ora vai ...
lascialo andare
per sempre
lontano
|
XXVIII -
Date ... forever
(Una data per sempre)
Days by days running away
as year by year pass without starting
Waves getting higher without any direction
... and our thoughts burn every peace
I should like life start now in us
or be written ...
the end
|
I giorni corrono via
come anno passa dopo anno
senza mai iniziare
Onde diventano alte senza alcuna direzione
... ed i nostri pensieri bruciano ogni pace
Preferirei che la vita iniziasse ora in noi
o sia scritto
la parola ... fine
|
XXIX -
27 dicembre 1986
Molla tutto a sinistra a prora
vira la guardiana a poppa
e lasca lo spring fino a traversino
Poppa molla tutto
sinistra avanti molto adagio
pari avanti adagio
Pari avanti tutta
finito in macchina
rotta due quattro tre
Pietro ... ma ... sei riuscito a fare tutto da solo!
guardi ... è pronto per comandare una nave
anche a dodici anni
Capitano
Pietro è nato a Valona
La madre è morta quando aveva un anno
Con un permesso
è stato a Roma per due anni
... non vedeva più
Ora il permesso è scaduto
dobbiamo rientrare ... ma
sa suonare molto bene il pianoforte
Cavi di sopravvento a terra
cavi di sottovento in bitta
ammainare la scala di banda
Non piangere Pietro
gli occhi non servono per piangere
... guarda ... ti regalo i miei galloni
Molla ... molla tutto capitano
dai indietro tutta
... forse ... forse ...
... forse solo così ...
riuscirò a non piangere più
XXX -
14-96
C’è un volto di madonna
che assomiglia a te
... sorridente
a volte imbronciato
spesso rigato di lacrime
E’ il volto della vita
quello di ogni anno ...
di ogni ... mese e giorno
ora ... minuto ... secondo
... che passa
XXXI -
14-99
E’ l’onda che rifrange su taglienti scogli di rosso corallo
e levigate pietre di pomice
che torna e rionda
si calma e diventa placida
al nascere del sole
... s’infuria e naufraga
su spiagge colorate
di solo pianto
s’inerpica per poi ricadere
inevitabilmente su se stessa
quando il temporale è trascorso
... lasciando un infinito passato
di rena confusa
e carapaci vuoti ...
e ... piccole onde frastornate
senza più anima né pena
gravide solo di irrequieti silenzi ...
Torna onda che rifrangi
onda su onda
che ti abbatti sui taglienti scogli
di rosso corallo
e levigate pietre di pomice
torna e rionda
... per non lasciarci
Naufraghi confusi
su sabbia amorfa
torna ...
per non lasciarci mai
INDIFFERENTI